Quando il governo comunista cinese di Pechino viene a sapere che Sua Santità il Dalai Lama ha ricevuto un invito per recarsi in visita in un paese, presenta immediatamente una protesta formale alle autorità di quella nazione, le quali sin troppo spesso reputano la visita inopportuna, oppure ne sminuiscono l’importanza, o ancora la trasformano in una visita «privata».

Che cosa temono le autorità cinesi? Il Dalai Lama non ha un esercito, non è una potenza economica e non ha carte da giocare sul tavolo della politica. Sostiene la non violenza e la compassione. Che cosa temono? Il governo comunista cinese di Pechino si è offerto di negoziare con Sua Santità in qualunque momento e in qualsiasi luogo, purché il Dalai Lama non metta sul tappeto il tema dell’indipendenza tibetana. Il Dalai Lama non solleva la questione dal 1978, eppure Pechino, per tutta risposta, ha posto ogni genere di condizioni. Che cosa teme? Sua Santità il Dalai Lama ha promosso la ricostruzione delle istituzioni culturali tibetane fuori dal Tibet. Ha chiesto ai leader politici e religiosi del mondo di guardare a un bene più grande oltre i loro angusti interessi. Ha esortato a prestare attenzione ai bisogni fondamentali delle persone, senza tener conto della fede religiosa o delle opinioni politiche, mettendo in primo piano la compassione e la gentilezza.

È questo che i leader cinesi temono? Diversamente da Mao, secondo il quale il potere nasce dalla canna del fucile, il Dalai Lama sostiene che il potere più grande è quello che nasce dalla compassione che si ha nel cuore: il potere di creare a poco a poco pace e armonia nel mondo. Parlando in tibetano, e sempre più spesso in inglese, si esprime con un’ampiezza di vedute, una profondità, un’intelligenza, un senso dell’umorismo e una sincerità che stimolano a prendere coscienza e spingono a dedicarsi al benessere degli altri. Credo che nessun altro leader in tutta la storia del mondo abbia fatto nascere in così tante persone il desiderio di scrivere più di un libro con lui. Nel breve testo che segue ho raccolto gli insegnamenti fondamentali di questa guida spirituale celebre in tutto il pianeta, il cui messaggio – che la compassione è essenziale per gli individui e per il mondo – è conosciuto quanto colui che lo trasmette.

Quando pensiamo al Dalai Lama, ci viene subito in mente la compassione, che egli personifica e alla quale ha dedicato l’intera vita. In queste pagine veniamo invitati ad ascoltare il nostro cuore, a rivolgerci a tutti e a tutto ciò che ci circonda. Sua Santità punta il dito sugli atteggiamenti sbagliati, sul modo in cui si sviluppano e possono essere corretti, per costruire un futuro migliore. Inizia spiegando perché prendersi cura degli altri può essere fonte di profonda felicità a livello individuale, un sentimento che poi può propagarsi all’esterno in cerchi sempre più ampi.

Nei primi nove capitoli analizza gli errori fondamentali che creano confusione nell’anima delle persone e turbamento nei rapporti interpersonali, e offre soluzioni a tali problemi. Si concentra sulla natura dell’odio, che ha un ruolo centrale nel minare la nostra potenzialità di provare illimitata compassione per gli altri, e poi ci chiede di esaminare la natura della coscienza, per capire in che modo sia possibile cambiare atteggiamento. Quindi passa ai tre capitoli che trattano la questione di come praticare la compassione nella vita quotidiana, e a un capitolo finale di consigli, offerti con il cuore, per vivere con una sollecitudine e un interesse sempre maggiori nei confronti di tutti gli esseri viventi. Il nome completo del Dalai Lama, tradotto sillaba per sillaba dal tibetano, è: «Venerabile, Santità, Mitezza, Rinomanza, Parola, Sovranità, Mente, Bontà, Primordiale, Saggezza, Insegnamento, Autorità, Vastità, Oceano, Essere, Triade, Dominatore, Incomparabile, Gloria, Integrità». (In tibetano: rJe btsun ’jam dpal ngag dbang blo bzang ye shes bstan ’dzin rgya mtsho srid gsum dbang bsgyur mtshungs pa med pa’i sde dpal bzang po.)

Quella che segue è una poesia ispirata al nome del Dalai Lama che scrissi a metà degli anni Settanta.

Venerabile riconosciuto nel mondo per l’autentica santità, Mitezza personificata nella convincente rinomanza, Parola compassionevole che pervade il pianeta nella sua sovranità, Mente di altruistico impegno che si estende verso tutti nella sua bontà, Primordiale per la profondità e la portata dell’assoluta saggezza, Insegnamento che abbraccia tutti i fenomeni nella sua autorità, Vastità degli atti d’amore che creano onde nell’oceano della vita, Essere tanto misericordioso rivelatosi nella triade della sofferenza, Dominatore dell’indisciplinatezza tramite una gentilezza incomparabile, Gloria nelle forme dell’impegno suggellato dall’assoluta integrità, Possa il maestro del mondo, che rende indissolubili compassione e saggezza, veder dissolti tutti gli ostacoli.

Conosco il Dalai Lama da trentanove anni e per un decennio sono stato il suo interprete principale durante i giri di conferenze che ha tenuto negli Stati Uniti, in Canada, in Indonesia, a Singapore, in Malaysia, in Australia, in Gran Bretagna e in Svizzera, e posso testimoniare che egli incarna la compassione nell’intima essenza della sua persona. È importante capire che questa persona meravigliosa, perspicace, compassionevole e spiritosa è emersa dalla cultura tibetana. Dobbiamo apprezzare quella cultura come una delle grandi meraviglie del mondo. La cultura tibetana si estende ben al di là del Tibet e comprende regioni che vanno dalla Calmucchia, nei pressi del Volga (in territorio europeo, là dove il grande fiume sfocia nel Mar Caspio), alla Mongolia Interna ed Esterna, alla Repubblica siberiana della Buriazia, al Bhutan, al Sikkim, al Ladakh e ad alcune parti del Nepal.

In tutte queste zone, i rituali buddhisti e gli studi scolastici sono in lingua tibetana. Da ogni parte di tali vaste regioni i giovani si recavano a studiare in Tibet, soprattutto nella capitale Lhasa e dintorni, ma anche in altre località delle sue tre province, e dopo aver completato gli studi di solito tornavano in patria (fino alla presa del potere dei comunisti in molti dei loro paesi). Questo libro accessibile a tutti, e reso tale dall’antico amore del Dalai Lama per la scienza e da trent’anni di contatti con gli scienziati di tutto il mondo, attinge a una lunga tradizione di tecniche tibetane di trasformazione della mente e del cuore, e ci ricorda quanto sia importante l’esistenza di una madrepatria perché tali tecniche siano preservate. La luce che splende negli insegnamenti di Sua Santità il Dalai Lama scaturisce da quella meravigliosa cultura spirituale, offrendo intuizioni e pratiche di cui noi e il mondo abbiamo estremo bisogno.

Jeffrey Hopkins, Ph. D. Professore emerito di Studi tibetani University of Virginia, Stati Uniti

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Dalai Lama – L’arte della pace interiore. Piccola guida per stare bene con se stessi e con gli altri – MONDADORI