Per la maggior parte di noi, è naturale sentirsi benevolmente inclini verso chi ci è caro o verso chiunque abbia buone intenzioni nei nostri confronti. Sembra invece più difficile estendere la stessa benevolenza a tutti gli altri, specialmente a coloro che ci trattano male. Tuttavia, attraverso il ragionamento e la formazione mentale, abbiamo la potenzialità e la capacità di includerli nel raggio del nostro altruismo e capire che gentilezza e compassione non sono semplicemente “ricompense” che elargiamo in cambio di ciò che otteniamo, ma che il loro scopo essenziale è promuovere la felicità degli esseri viventi e porre rimedio alla loro sofferenza.

Altruismo, compassione e gentilezza fanno parte di quelli che il Dalai Lama definisce i valori umani fondamentali, o etica laica; un’etica che non si oppone, in linea di principio, alle religioni, ma che non dipende da nessuna di esse. L’altruismo e la compassione dovrebbero diffondersi il più possibile per il semplice fatto che il nostro benessere e quello del mondo non possono basarsi sull’indifferenza o il rifiuto delle sofferenze del nostro prossimo

L’AMORE ALTRUISTICO, LA COMPASSIONE ED L’EMPIATIA

L’amore altruistico è definito dal buddhismo come “il desiderio che tutti gli esseri trovino la felicità e le cause della felicità”. Per “felicità”, non si intende semplicemente uno stato temporaneo di benessere o una sensazione piacevole, piuttosto un modo di essere basato su una serie di qualità che includono appunto l’altruismo, la libertà e la forza interiore, nonché una visione realistica del mondo.

Per “cause di felicità”, il Buddhismo non si riferisce ai suoi inneschi immediati, ma alle sue radici profonde, vale a dire alla saggezza e alla comprensione della realtà. Questo desiderio altruistico è accompagnato da una costante disponibilità e apertura verso gli altri, e dalla determinazione di fare tutto ciò che è in nostro potere per aiutare ogni singolo essere a raggiungere questa autentica felicità.

L’amore altruistico è caratterizzato da una gentilezza incondizionata verso chiunque e può essere espresso in qualsiasi momento a favore di ogni essere in particolare. Pervade la mente e si esprime in modo appropriato, a seconda delle circostanze, per rispondere alle esigenze degli altri.

La compassione è la forma che assume l’amore altruistico quando si confronta con le sofferenze del prossimo. Il buddhismo la definisce come “il desiderio che tutti gli esseri siano liberati dalla sofferenza e dalle cause della sofferenza” o, come scrive poeticamente il maestro buddhista Bhante Henepola Gunaratana: “La compassione è il cuore che si scioglie al pensiero della sofferenza dell’altro”.

A questa aspirazione dovrebbe seguire l’azione: mettere in atto ogni metodo possibile per porre rimedio alle sofferenze di chi ci circonda. Anche in questo caso, le “cause della sofferenza” comprendono non solo le cause immediate e visibili, ma anche quelle profonde, la principale delle quali è l’ignoranza.

L’ignoranza in questo conteso è intesa come l’errata comprensione della realtà che ci porta ad avere stati mentali inquietanti – come l’odio e il desiderio compulsivo – e ad agire sotto la loro influenza. Questo tipo di ignoranza ci spinge a perpetuare il ciclo della sofferenza e a voltare le spalle al benessere duraturo.

L’amorevolezza e la compassione sono le due facce dell’altruismo. È il loro oggetto che le distingue: l’amorevolezza vuole che tutti gli esseri sperimentino la felicità, mentre la compassione si concentra sullo sradicamento della loro sofferenza. Entrambe dovrebbero durare finché ci sono esseri che soffrono.

L’empatia è invece la capacità di entrare in risonanza affettiva con i sentimenti dell’altro e di prendere coscienza cognitivamente della sua situazione. L’empatia ci avverte in particolare della natura e dell’intensità delle sofferenze vissute dall’altro. Si potrebbe dire che catalizza la trasformazione dell’amore altruistico in compassione.

L’IMPORTANZA DELLA RAZIONALITA’

L’altruismo dovrebbe essere illuminato dalla razionalità e dalla saggezza. Non si tratta di cedere in modo sconsiderato ed emotivo a tutti i desideri e i capricci degli altri. Il vero amore consiste nel combinare una benevolenza illimitata con un discernimento impeccabile. L’amore così definito dovrebbe essere quello che prende in considerazione il quadro completo di ogni situazione per chiedersi: “Quali saranno i benefici e gli svantaggi, a breve e lungo termine, di ciò che sto per fare? La mia azione influenzerà un numero di individui piccolo o grande?”

Al di là di ogni parzialità, l’amore altruistico dovrebbe considerare lucidamente il modo migliore per realizzare il bene degli altri. L’imparzialità richiede che non si favorisca qualcuno semplicemente perché si prova più simpatia per lui che per qualcun’altro che si trova nella stessa condizione di bisogno, se non maggiore.

Come possiamo conciliare questo amore incondizionato e imparziale con il fatto che abbiamo naturalmente rapporti preferenziali con alcune persone e che siamo programmati geneticamente per mostrare una particolare attenzione per i nostri parenti e i nostri amici? Possiamo prendere come esempio l’immagine del sole. Brilla su tutte le persone allo stesso modo, con la stessa luminosità e lo stesso calore in ogni direzione. Tuttavia, ci sono persone che, per varie ragioni, sono più vicine e ricevono più calore, ma questa situazione privilegiata non comporta l’esclusione di tutti gli altri. Sembra quindi possibile sviluppare un tipo di bontà che abbraccia tutti gli esseri viventi.

ESSERE FELICI PER GLI ALTRI E COLTIVARE L’IMPARZIALITÀ

All’amore altruistico e alla compassione, il Buddhismo aggiunge la gioia nel percepire la felicità e le buone qualità degli altri e l’imparzialità. La gioia consiste nel sentire dal profondo del cuore un sincero apprezzamento per i risultati e le qualità del prossimo, per coloro che lavorano per il bene degli altri, i cui progetti benefici sono coronati da successo, per coloro che hanno realizzato le loro aspirazioni a costo di sforzi ammirevoli, e anche per coloro che possiedono molteplici talenti.

Questa gioia, questo apprezzamento e celebrazione del nostro prossimo sono accompagnati dal desiderio che la loro felicità e le loro qualità non diminuiscono mai, ma anzi aumentino. La capacità di essere felici delle qualità degli altri è anche un potente antidoto alla competitività, all’invidia e alla gelosia, che altro non sono se non l’incapacità di gioire della felicità degli altri. La gioia è anche il rimedio a una visione pessimistica e disperata del mondo e dell’umanità.

Anche l’imparzialità è una componente essenziale dell’altruismo: il desiderio che tutti trovino la felicità e siano liberi dalla sofferenza non dovrebbe dipendere né dai nostri attaccamenti personali né dal modo in cui gli altri ci trattano o si comportano con noi. L’imparzialità adotta l’atteggiamento di un medico gentile e scrupoloso che si rallegra quando la gente è in buona salute e si preoccupa di curare tutti i malati, chiunque essi siano.

Talvolta l’altruismo rischia di essere influenzato da un certo sentimentalismo e di portare ad atteggiamenti di parzialità. Se, durante un viaggio in un paese povero, incontriamo un gruppo di bambini e uno di loro ci sembra più bello degli altri, riservargli più attenzioni nasce da un’intenzione benevola, ma testimonia anche una mancanza di equità e perspicacia: è possibile che gli altri bambini abbiano più bisogno di lui! Allo stesso modo, se ci si preoccupa del destino di certi animali semplicemente perché sono “carini” e si rimane indifferenti alle sofferenze di quelli considerati “brutti”, è un altruismo falso, indotto da pregiudizi e preferenze emotive.

Da qui l’importanza dellimparzialità. Secondo il Buddhismo, l’altruismo dovrebbe essere esteso a tutti gli esseri senzienti, qualunque sia il loro aspetto, comportamento e grado di vicinanza con noi. Come il sole che splende ugualmente sia sul “buono” che sul “cattivo”, su un paesaggio magnifico e su un mucchio di spazzatura, l’imparzialità si estende a tutti gli esseri, senza distinzione.

Quando rivolgiamo questo tipo di compassione verso qualcuno che sta causando delle sofferenze al prossimo, non dovremmo certo tollerarne o incoraggianrne i comportamenti con l’inazione. Dovremmo invece considerare quella persona gravemente malata, vittima della sua follia, e desiderare che sia liberata dall’ignoranza e dall’ostilità. Ciò tuttavia non significa considerare chi non condivide i nostri principi morali, o è in profondo disaccordo con essi, un malato di mente. In questo caso specifico ci riferiamo a persone che, a causa del loro punto di vista, fanno deliberatamente del male agli altri.

La natura universale e imparziale dell’altruismo non dovrebbe tradursi in sentimento astratto e vago, scollegato dalla realtà. Al contrario, dovrebbe permetterci di valutare lucidamente il contesto e le circostanze e applicarsi pragmaticamente ad ogni essere che si presenta nel campo della nostra attenzione.

Inoltre, non è necessario raggiungere un risultato immediato: nessuno può aspettarsi che tutti gli esseri smettano di soffrire dalla sera alla mattina, come per miracolo, ma all’immensità del compito dovrebbe corrispondere l’ampiezza del nostro coraggio.

Shantideva, un maestro buddhista indiano del VII secolo, ha detto: “Finché esiste lo spazio, e finché esistono esseri senzienti, anch’io posso rimanere per dissipare la miseria del mondo”. Uno degli aspetti importanti dell’amore altruistico è proprio il coraggio. Un vero altruista è pronto a muoversi senza esitazioni e senza paura di quello che gli altri penseranno di lui Se ogni minimo insulto, rifiuto o critica ci rende più deboli, il nostro primo pensiero sarà quello di proteggerci, di chiuderci in noi stessi e mantenere le distanze dagli altri.

Per diventare più altruisti, dobbiamo allora sviluppare quella forza interiore che ci dà la certezza che le nostre risorse interiori ci permetteranno di affrontare le mutevoli circostanze dell’esistenza. Resi coraggiosi sulla base di questa fiducia, saremo pronti ad aprirci agli altri e a dimostrare il nostro altruismo. Ecco perché il Buddhismo parla di “intrepida compassione”. L’ha detto anche Gandhi: “L’amore non teme niente e nessuno. Taglia la paura alla sua radice stessa”.

Sottotitolato in italiano

Matthieu Ricard – Tradotto da: Altruism: The Power of Compassion to Change Yourself and the World