Prendetevi cura di voi


Penso che la cosa più importante al mondo sia realizzare che tutta la felicità e tutti i problemi provengono dalla nostra mente: ora dopo ora, minuto dopo minuto, secondo dopo secondo qualsiasi felicità e qualsiasi problema provengono dalla mente.

Ci sono circostanze della vita siamo in cui in grado di renderci che pensare in un determinato modo porta pace agli altri e a noi stessi, mentre pensare in un altro provoca solo danni. E’ l’atteggiamento e il comportamento che abbiamo con gli altri a determinare il risultato che otterremo e comprendere questo nesso è la prova che abbiamo una enorme libertà: la libertà di impedire che i problemi sorgano e la libertà di portare pace e felicità a noi stessi e al nostro prossimo.

Anche quando siamo davvero arrabbiati, abbiamo una scelta; in preda alla rabbia, all’orgoglio, al nostro abituale egoismo ed egocentrismo possiamo ancora ricordarci di avere la libertà di scegliere. La decisione spetta solo a noi: possiamo decidere se rendere felice o infelice un’altra persona, ma il più delle volte – a causa della nostra ira e del desiderio di ferire – scegliamo male. Questo ci dimostra chiaramente che è la nostra mente a creare tutti i problemi e la felicità nella nostra vita quotidiana.

Una volta compreso che infelicità e felicità provengono dalla mente, possiamo andare oltre e capire che anche tutte le sofferenze che abbiamo sperimentato e sperimenteremo vengono dalla mente, comprese le sofferenze più dolorose degli animali, degli spiriti famelici e degli esseri infernali. Lo dico nuovamente: tutto ciò che abbiamo sperimentato in passato e che sperimenteremo in futuro proviene dalla mente.

Samsara è il termine sanscrito che indica l’esistenza ciclica e nirvana lo stato definitivo di pace e felicità, la totale cessazione di tutti gli oceani di sofferenza del samsara. Ma anche samsara e nirvana provengono dalla mente. L’illuminazione è la felicità senza pari, lo stato della mente onnisciente. Il termine tibetano, sang-gyä, significa proprio questo: la totale cessazione di tutte le oscurazioni mentali e il completamento di tutte le realizzazioni. E anche l’illuminazione sorge nella mente, non nei templi, non in qualche luogo remoto o in qualsiasi altra parte del mondo. Viene dalla nostra mente.

Ogni giorno, ogni minuto, ogni istante sperimentiamo felicità o infelicità. Se riusciamo a modificare il nostro abituale modo di pensare i problemi scompariranno e avremo solo pace e felicità nella nostra vita. Ma se non trasformiamo la nostra mente tutto rimarrà com’è ora: i problemi continueranno a ripresentarsi, giorno e notte, al punto da doversi rivolgere a uno psicologo o a un medico. Vedere tutti questi specialisti è molto costoso! Oltre alle spese alimentari e domestiche che necessariamente dobbiamo affrontare, ci ritroviamo una marea di spese mediche extra, probabilmente per migliaia, centinaia di migliaia, centinaia di migliaia, milioni di dollari! Vivere diventa tremendamente costoso perché non sappiamo come prenderci cura della nostra mente, non sappiamo come prenderci cura della nostra vita.

In realtà, la pratica del Dharma, la meditazione – potete dare nomi diversi – è la psicologia migliore se si vuole avere una mente più sana. E una mente più sana permette di avere il corpo più sano, cosa impossibile se non ci preoccupiamo della mente, trattandola come spazzatura, gettandola in un cestino per i rifiuti.

Non prendersi cura della mente porta sempre a risultati sgradevoli: preoccupazioni e problemi, uno dopo l’altro; risolviamo un problema e subito se ne presenta uno nuovo e la vita ci sembra peggiorare sempre di più.

La chiave della felicità è la mente. E’ con la mente che possiamo passare la nostra vita nella sofferenza oppure nella felicità. E’ un po’ come con il telecomando della TV: abbiamo il potere di scegliere se guardare programmi pieni di guerra e violenze oppure programmi più pacifici, come i documentari sulla natura. Vivere nella felicità o nella sofferenza dipende interamente da ciò che facciamo con la nostra mente.

Prendersi cura della mente, prendersi cura della vita, significa meditare. Praticare la meditazione dovrebbe essere proprio questo: prendersi cura della mente, prendersi cura della vita, prendersi cura di noi stessi. E’ di questo che vorrei parlare. Non conosco bene il buddhismo, ma posso dirvi qualcosa su ciò che mi è un po’ familiare.

IL METODO PER TRASFORMARE LA MENTE
Lasciando da parte i vari livelli più elevati di felicità che possiamo ottenere in questa vita e la felicità al di là di questa esistenza, la maggior parte delle persone non sa che anche la felicità ordinaria viene interamente dalla mente. Tutto ciò che considerano è questa vita, che ora può sembrare lunga, ma in realtà è molto, molto, molto breve.

Ce ne rendiamo conto nel momento della morte. Dopo aver avuto questo corpo umano, con tutte le comodità e i piaceri – un’auto, una casa, una famiglia e così via – quando arriva il momento della morte, ogni cosa è perduta. Un minuto prima c’era e l’attimo dopo non c’è più. Questo è ciò che sperimenteremo mentre staremo morendo perché durante la nostra vita non abbiamo mai meditato; non siamo riusciti a fare buon uso della psicologia buddhista, rendendo la nostra mente positiva e sana. Questo è ciò che il Buddha ha spiegato nel suo insegnamento fondamentale sulle Quattro Nobili Verità: la vera sofferenza, la vera causa della sofferenza, la vera cessazione della sofferenza e la sua causa e il vero sentiero che porta alla cessazione della sofferenza e la sua causa.

All’interno di questo insegnamento fondamentale sono compresi gli insegnamenti sull’impermanenza e la morte. Finché ci ostiniamo ad essere inconsapevoli dell’impermanenza – non tanto dell’impermanenza grossolana, ma soprattutto dell’impermanenza sottile – incontreremo molti problemi nella vita, nelle relazioni e così via.

Così come la maggior parte delle persone non capisce la mente, non capisce neppure la morte. Eppure è fondamentale comprendere che cosa succede quando si muore, in modo che quando anche noi dovremo affrontare questo processo potremo essere felici. Anche se non siamo ancora liberi dalla morte, conoscendola possiamo renderla di beneficio per noi stessi e per tutti gli altri esseri viventi che – proprio come noi – un giorno dovranno sperimentarne la sofferenza.

Dobbiamo ancora affrontare la morte perché non ne abbiamo ancora eliminato le cause: il karma e le afflizioni mentali. Senza una percezione diretta della vacuità, non possiamo farlo. Quindi, questo è ciò che dobbiamo fare. Se si elimina la causa è impossibile sperimentarne il risultato: la sofferenza della morte, la sofferenza della rinascita, la sofferenza delle malattie, la sofferenza della vecchiaia e ancora la sofferenza della morte, più e più e più volte.

La gente spende un sacco di soldi per sembrare sempre giovane, migliaia o addirittura milioni di dollari. Ma se smettessimo di truccarci e abbellire il nostro corpo, lasciandolo nel suo stato naturale, l’invecchiamento sarebbe lampante; lo noteremmo sempre di più, ogni anno che passa.

Molto dipende anche dallo stile di vita che si conduce e da ciò che ci accade. Anche nel giro di un anno, chi vive un grande dolore può invecchiare di colpo, riempirsi di rughe, trovarsi improvvisamente con i capelli bianchi. Chi invece conduce una vita tranquilla, pacifica e senza molte sofferenze – e specialmente se la sua mente è molto felice – cambia poco fisicamente, anche se il processo di invecchiamento avviene come per chiunque.

Invecchiamo di giorno in giorno, di ora in ora e di minuto in minuto. Non possiamo rimanere gli stessi perché stiamo cambiando, anche se impercettibilmente, ogni istante che passa. Ghesce Lamrimpa, un meditatore tibetano, ha detto che anche all’interno di un secondo, impressioni molto sottili provocano dei cambiamenti. Questa è l’evoluzione; questo è ciò che accade. Questa è l’impermanenza, il fatto che invecchiamo costantemente, invecchiamo, invecchiamo… Qui, naturalmente, ci riferiamo in generale ai fenomeni esteriori, come il corpo.

La persona più felice è quella che pensa sempre in maniera positiva, che pratica il Dharma, in particolare la bodhicitta, la mente del risveglio. Con una tale mente è possibile trasformare qualsiasi problema si presenti in qualcosa di benefico, in felicità, in un mezzo per liberarsi dagli oceani di sofferenza del samsara. Non solo: con la bodhicitta possiamo raggiungere la felicità senza pari, lo stato della mente onnisciente, il sang-gyä, l’eliminazione totale delle oscurazioni e il completamento di tutte le realizzazioni. Possiamo usarla non solo per noi stessi ma anche per gli altri, per liberare innumerevoli esseri senzienti dagli oceani di sofferenza del samsara e condurli alla felicità senza pari, allo stato della mente onnisciente.

Con la bodhicitta, possiamo trasformare qualsiasi problema in questo modo, anche la morte o il cancro. E’ davvero incredibile. I problemi diventano un mezzo per raccogliere cieli di merito; più che cieli di merito. Se si potessero manifestare con una forma, sarebbero più vasti dello spazio. Il Buddha lo ha spiegato in un sutra e Lama Atisha ha detto la stessa cosa:

Se la bodhicitta che hai realizzato
dovesse prendere forma,
il merito che hai accumulato
sarebbe più vasto del cielo.

Questa è la migliore purificazione. La bodhicitta purifica le oscurazioni accumulate da da tempo senza inizio e che causano la sofferenza in questa e nelle vite future, facendoci rinascere nei regni inferiori.

(…)

La sola cosa che dobbiamo fare duqnue è lavorare con la mente, non solo per cercare di cambiare il mondo in cui viviamo, ma innanzitutto per trasformare noi stessi. E’ un’azione puramente mentale. Purtroppo chi non ha incontrato il Dharma, non conosce il metodo, la soluzione.

Trasformare la mente permette di smettere di pensare in modi malsani, non virtuosi, che creano problemi agli altri e a noi stessi e di adottare un modo positivo di pensare e vivere una vita più felice.

Nelle Istruzioni del Libro dei Kadam si legge:

Se il campo è ben coltivato, qualsiasi cosa pianterete crescerà.
Se avete buon cuore tutti i vostri desideri saranno esauditi.
Pertanto, qualsiasi cosa facciate dovrebbe provenire dalla mente del risveglio.

Così Lama Atisha disse a Dromtönpa.

Con perseveranza ed equilibrio non si incontreranno ostacoli;
se si è compreso che cosa praticare e che cosa abbandonare,
si otterrà la liberazione e si dimorerà nella sfera della saggezza.
Lama Atisha ha detto che l’apprendimento, la disciplina
e la gentilezza devono completarsi a vicenda.

Questo breve testo inizia con la metafora del campo. Se è ben arato e coltivato, allora qualunque cosa vi semineremo crescerà bene. Allo stesso modo, se abbiamo buon cuore, realizzeremo tutti i nostri desideri. Tutto quello che desideriamo si avvererà. Se siamo perseveranti non incontreremo ostacoli, nessuna barriera a qualsiasi felicità, soprattutto la felicità ultima, la liberazione dagli oceani di sofferenza del samsara e soprattutto la felicità senza pari, lo stato della mente onnisciente. Io per primo sono pigro, quindi non sta succedendo nulla, ma chi ha perseveranza non incontra alcuna difficoltà e otterrà ciò che vuole.

Secondo un detto tibetano, una tartaruga procede molto, molto lentamente ma raggiunge il suo obiettivo, mentre una pulce salta dappertutto e non arriva da nessuna parte. Il significato è chiaro: chi non è perseverante, chi è incostante nella pratica non avrà mai successo. Credo che questo modo di dire sia molto vero.

Anche se riusciamo a praticare poco, ma lo facciamo ogni giorno, senza interruzioni, è sempre meglio che impegnarci molto per un breve periodo e poi scoraggiarci, per mancanza di tempo o per altre ragioni, e lasciar perdere, permettendo alla nostra mente di diventare più debole fino a farci credere di non poter praticare. Poi forse, dopo aver smesso di fare la pratica per molto tempo, incontriamo qualcuno o sentiamo un insegnamento e ci sentiamo di nuovo ispirati. E ricominciamo a praticare per qualche giorno o qualche mese. Non dovrebbe essere così. Anche se la pratica del Dharma che facciamo potrebbe è molto piccola, è molto importante che non sia discontinua.

Oltre alla perseveranza, dobbiamo anche sapere cosa dovrebbe essere praticato e cosa dovrebbe essere abbandonato. Praticare il Dharma dipende da noi, ma se lo facciamo, la meditazione e l’apprendimento sono molto importanti. Se conosciamo il Dharma, gli insegnamenti dell’Onnisciente, sviluppiamo la saggezza che ci permette di discriminare il bene dal male. Allora sapremo come abbandonare ciò che è sbagliato e praticare ciò che è giusto e, a causa di ciò, raggiungere la liberazione, la felicità ultima, lo stato di beatitudine. Questo è il consiglio delle Istruzioni del Libro dei Kadam. (fine prima parte)

Lama Zopa Rinpoche – Tradotto da Sun of Devotion, Stream of Blessings, capitolo I, Taking Care of the Mind. Questo libro raccoglie la serie di insegnamenti di Dharma dati da Kyabje Lama Zopa Rinpoche agli studenti di Leeds e Londra, Regno Unito, nel 2014.

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