Siete sicuri di essere generosi?


Tutte le religioni sottolineano l’importanza della generosità, ma l’approccio del Buddha differisce dalla maggior parte di esse perché si concentra principalmente sull’aspetto psicologico del dare e non sulle sue manifestazioni esteriori. Perché? Perché dana, la perfezione del dare, si realizza solamente quando la mente è completamente libera dell’attaccamento e questo è un aspetto puramente mentale.

Molti pensano, con arroganza mista a orgoglio, di essere persone religiose, spirituali, perché danno via un sacco di oggetti e beni materiali, ma è un atteggiamento molto superficiale. Non hanno alcuna idea dell’essenza della carità, solo la vaga nozione che la carità di per sé sia qualcosa di buono. Non sanno bene di che cosa si tratta.

Impegnarsi nella pratica della generosità di un bodhisattva è estremamente difficile perché anche la minima traccia di attaccamento deve essere stata eliminata. In tanti, invece, donano con orgoglio e attaccamento. Questa non è carità, beneficenza, generosità: è ego e, fondamentalmente, non è virtù.

La pratica del dare di un bodhisattva – o di una qualsiasi delle sei perfezioni – deve includere le altre cinque. In altre parole, la generosità deve essere praticata insieme all’etica, alla pazienza, al retto sforzo, alla concentrazione e alla saggezza, specialmente quest’ultima. Dobbiamo avere una profonda comprensione della vacuità di quelle che chiamiamo “le tre ruote” (o le tre sfere): la vacuità dell’oggetto che diamo, la vacuità dell’azione del dare e la vacuità del destinatario del nostro dono.

Donare senza una simile comprensione non è né utile né perfetto e, inoltre, può portare a una reazione conflittuale: se non siamo liberi dall’attaccamento, oggi potremmo dare qualcosa a qualcuno e domani pentircene. Questo atteggiamento non ha niente a che fare con la religione e la spiritualità. Ci sono persone che fanno beneficenza, inducendoci a pensare quanto meravigliosamente generose, ma tutto ciò che vediamo è l’azione esteriore. Non siamo in grado di vedere la loro motivazione interiore, che può essere del tutto folle ed egoista.

E’ l’atteggiamento mentale del donatore, non alle sue azioni materiali, che determinano se un’azione è effettivamente il risultato della generosità oppure no. Se donare indebolisce i vostri atteggiamenti negativi e le afflizioni mentali, se porta più pace e saggezza nella vostra mente, allora è un atto spirituale, religioso. Ma se serve solo ad aumentare le afflizioni mentali è meglio non fare niente, non importa quel che gli altri potranno pensare. Che senso ha fare qualcosa che esacerba ulteriormente la vostra mente già agitata? Siate realistici, siate consapevoli di ciò che state facendo.

Se praticate con saggezza, sarà davvero utile ed efficace e porterà i risultati che sperate. Anche la semplice sensazione di equanimità verso tutti gli esseri viventi – il non discriminare tra amico, nemico e indifferente – può portare grande felicità e libertà dalle vostre paure.

Spesso ci sentiamo infastiditi da chi ci circonda, ma dobbiamo renderci conto che vederli come “nemici” è una nostra proiezione mentale, non qualcosa che proviene da loro. Non esiste un nemico là fuori. Ci inventiamo tutto noi. Non esiste un male permanente. Il “male” è la mente negativa che proietta negatività sul mondo; una mente positiva etichetterà la stessa circostanza o lo stesso oggetto come “buoni”.

Tutto cambia in continuazione e non esiste un male che sia permanente. Inoltre, quando siamo depressi, tendiamo a pensare: “Sono una brutta persona, non valgo niente, sono un disastro, non faccio niente di giusto”, ma questa è una totale assurdità; un’altra esagerazione estrema. Abbiamo dentro di noi sia ciò che è positivo sia ciò che è negativo; è semplicemente una questione di quale aspetto facciamo prevalere in ogni momento. Ed è proprio questo ciò che dobbiamo controllare. Ogni volta che la nostra mente ci crea dei problemi significa che stiamo ragionando per estremi. È qui che entra in gioco la meditazione.

Meditare significa analizzare la mente per vedere che cosa sta succedendo. Quando lo facciamo correttamente, la purifichiamo e portiamo in essa pace ed equilibrio. Questa è la funzione della meditazione; questo è lo scopo della religione. Pertanto, dovremmo meditare nel modo più corretto possibile.

Una cosa da evitare sul sentiero spirituale è saltare da un’idea all’altra. Cercate di trovare la chiave per mettere in pratica ciò che avete imparato e compreso. Sperimentare il significato degli insegnamenti è molto più importante degli insegnamenti stessi.

La pratica della generosità implica addestrare la propria mente per sradicare l’avarizia, l’attaccamento, la gelosia. L’attaccamento e le altre afflizioni mentali sono nella mente, quindi anche i rispettivi antidoti devono essere lì.

Un altro aspetto da valutare è che a volte tendiamo agli estremi nel praticare la generosità. Non verifichiamo se il destinatario della nostra donazione ha effettivamente bisogno di ciò che intendiamo dargli; doniamo senza pensare. Eppure ciò che abbiamo da offrire talvolta può non essere utile e in quei casi è meglio non dare. Se ciò che doniamo crea dei problemi, il destinatario subisce un danno non la nostra beneficenza. Pensate che la vostra azione sia positiva, ma non lo è. Se davvero investigate a fondo sul vero significato della generosità, probabilmente scoprirete che in tutta la vostra vita non lo siete mai stati neppure una volta. Avete davvero preso in considerazione le reali esigenze di chi volevate aiutare? Avete generato la giusta motivazione? Avete compiuto l’azione di donare consapevoli delle tre vacuità implicate nel vostro gesto? Se avete dato con orgoglio, non importa quanto grande sia stato il vostro dono, è stato sprecato, è stata tutta un’illusione.

Ecco quanto è difficile la perfetta generosità e non pensiate che sto esagerando, sono semplicemente realista.

Assicuratevi che qualsiasi cosa facciate diventi utile. Se praticate con saggezza, fate qualcosa di potente e psicologicamente efficace, che ha un vero significato e, senza dubbio, vi porterà alle realizzazioni che desiderate. Se invece praticate con scarso entusiasmo e senza aver davvero capito quel che state facendo, tutto ciò che otterrete è la frustrazione. Quindi, non pensate che la beneficenza sia qualcosa di materiale, è un’azione mentale, significa liberare la mente dall’attaccamento; è meditazione, uno stato psicologico della mente molto efficace.

Dovreste anche evitare di fare beneficenza a chi danneggia gli altri. Per esempio, non dovresti sostenere il commercio di armi o fazioni in conflitto. Potrebbero chiedervi di fare una donazione a favore di chi combatte in nome della religione, ma che cosa c’è di spirituale nel sostenere la guerra? Niente. Dovete controllare attentamente che le vostre donazioni non arrechino alcun danno.
È estremamente difficile praticare il Dharma in modo tale da ridurre le vostre afflizioni mentali, ma se potete, ne vale la pena; scuote davvero il vostro ego.
Anche un piccolo atto di generosità, motivato dall’intenzione di raggiungere l’illuminazione può essere incredibilmente efficace e distruggere il vostro attaccamento.

Ci sono tre tipi di beneficenza: donare oggetti materiali, donare la conoscenza e la saggezza e salvare gli altri dal pericolo. Dovreste impegnarvi in queste azioni, con la massima comprensione possibile, secondo le vostre capacità. Lo scopo ultimo della generosità è l’illuminazione, quindi dovreste dedicarvi a questo obiettivo. Ma non lo fate, non è vero? Se qualcuno ha freddo, gli diamo una coperta pensando “adesso hai abbastanza caldo? Ok, bene” e tirate diritto. Se qualcuno ha sete, gli date da bere e pensate “passata la sete? Ok, bene” e fine della storia. I nostri obiettivi sono così temporali e miopi che il nostro dare diventa solo un altro trip materiale. La nostra comprensione della generosità è troppo superficiale. Dovremmo invece aiutare gli altri sopperendo ai loro bisogni temporali comprendendo che, per raggiungere l’illuminazione, anche loro hanno bisogno di un corpo e di una mente sani, e poi donare per aiutarli nella loro pratica del Dharma, dedicando il nostro merito all’illuminazione di tutti gli esseri senzienti.

Non sono negativo o pessimista, sto parlando del nostro abituale modo di fare. Sono sicuro che se praticate correttamente, potrete raggiungere l’illuminazione, eterna e pacifica. Ma anche senza pensare all’illuminazione, se oggi praticate bene, domani sarete automaticamente più tranquilli; se meditate bene la mattina, l’intera giornata andrà meglio. Non è difficile sperimentare quanto tutto questo sia vero.

Raggiungere l’illuminazione attraverso la meditazione, praticare le sei perfezioni e avanzare attraverso i dieci stadi del bodhisattva è un processo graduale. Quando saremo illuminati, non avremo più sentimenti di parzialità o preferenze.

Se il Buddha avesse avuto una persona che gli pugnalava rabbiosamente il braccio destro e un’altra che gli massaggiava devotamente il sinistro con olio profumato, non avrebbe provato odio per l’uno e attaccamento per l’altro. Avrebbe sentito lo stesso amore per entrambi: l’amore che un essere illuminato nutre per il prossimo è universale e completamente imparziale. Il nostro amore, invece, è completamente egocentrico ed egoista: ci affezioniamo a chi è gentile con noi e detestiamo quelli che ci trattano male. La nostra mente è estremamente squilibrata.

La mia conclusione è che non dovremmo essere attaccati a nulla, nemmeno alla nostra religione, tanto meno alle cose materiali. Dovremmo praticare il nostro sentiero spirituale comprendendone la realtà e il modo in cui si relaziona con noi come individui. Questo è il metodo per scoprire l’amore universale, libero da sentimenti mutevoli e di parte come “io sono buddhista, cristiano, indù” o qualsiasi altra cosa.

Non importa che cosa siamo, ognuno di noi deve trovare la strada che gli si addice come individuo. Ad alcuni piace il riso, ad altri piacciono le patate, ad altri ancora qualcos’altro. Lasciate che le persone mangino quello che vogliono, quello che soddisfa il loro corpo. Non potete dire, che dato che non vi piace il riso, nessuno dovrebbe mangiarlo. Con la religione è la stessa cosa. Se otterrete questo tipo di comprensione, non sarete mai contrari ad alcuna religione. Persone diverse hanno bisogno di percorsi diversi. Lasciate che facciano quello che devono fare. Purtroppo però la nostra mente limitata non è così aperta. Pensiamo: “La mia religione è la migliore, l’unica e tutti gli altri si sbagliano”. Avere questi preconcetti, queste idee fisse significa essere malati. Non è colpa della religione, ma dei suoi seguaci.

Se davvero volete essere psicologicamente sani, cercate di comprendere il vostro sentiero spirituale e agite coerentemente a esso. Le realizzazioni arriveranno spontaneamente e senza sforzo.

Ora, prima di concludere, voglio chiarire una cosa. Non sto criticando nessuno, non sminuisco la pratica di nessuno. Ma oggigiorno, la maggior parte di noi cresce in società che non offrono molte opportunità per studiare e praticare seriamente una religione. Pertanto, è importante che se praticate il Dharma, lo facciate correttamente e non trasformiate la pratica in un altro attaccamento mondano. Il mondo moderno ha grande considerazione dello sviluppo materiale e pochissima dello sviluppo di una mente pacifica. Se qualcuno vi chiedesse “pensi che le pratiche spirituali siano davvero importanti?” probabilmente rispondereste “Sì, ma…”. C’è sempre un “ma”, un “però” e questo dimostra come siamo veramente.

Lama Thubten Yeshe – Tradotto da PEACEFUL STILLNESS OF THE SILENT MIND. Lama Yeshe Wisdom Archive.

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