Tara, la madre dei Buddha


In un’era molto, molto lontana, in un universo chiamato Visvaprabha, apparve un Buddha conosciuto come Bhagavan Tathagata Turya.
A quel tempo visse anche la figlia di un re, una principessa di nome Jnanachandra, che aveva la massima devozione per la dottrina del Buddha. Per centinaia di migliaia di anni, aveva fatto le puja per il Buddha e per il suo seguito, formato da un sangha incommensurabile di sravaka e di bodhisattva.

Ogni giorno la principessa preparava le offerte, tante quante avrebbero potuto riempire completamente di gemme preziose uno spazio incommensurabilmente vasto nelle dieci direzioni. Terminate queste pratiche, sorse in lei la mente dell’illuminazione (bodhicitta).

Alcuni bhikshu (monaci) allora le si avvicinarono, mentre ancora meditava, e le dissero: “Grazie alle grandi quantità di merito che hai accumulato, dovresti riuscire a rinascere nel corpo di un uomo. Secondo il nostro insegnamento, se continuerai a impegnarti seriamente e a compiere azioni così vaste, raggiungerai questo risultato: otterrai un corpo maschile e l’illuminazione”.

Allora la principessa rispose: “Non c’è alcuna saggezza in quel che dite. In realtà non c’è rinascita, non c’è sé, non c’è individuo né persona. L’idea di “maschio” e “femmina” è un concetto dualistico privo di senso; sono soltanto parole, mere designazioni prive di esistenza intrinseca. Solo gli sciocchi vi prestano fede e cadono in questa illusione, perché la natura ultima di tutti i fenomeni è la vacuità.”

Detto questo, fece anche il seguente voto: “Coloro che desiderano l’illuminazione cercando una rinascita come uomo sono molti. Ma coloro che lavorano per il beneficio degli esseri senzienti nel corpo di una donna sono molto pochi. Perciò, finché nel samsara ci saranno esseri senzienti, possa io rinascere per il loro beneficio in forma di donna”.

Poi, per centinaia di eoni, rimase nel palazzo reale, eliminando tutte le afflizioni mentali e i loro semi e meditando fino a raggiungere quello stato di samadhi in cui i dharma non sorgono più. Grazie alla realizzazione della vacuità, ottenne la chiaroveggenza, il potere di guarire e la capacità di porre centinaia di migliaia di miriadi di esseri sul sentiero spirituale, liberandoli dalla loro mente mondana e dai pensieri samsarici. Da quel momento, ogni giorno e ogni notte ha liberato centinaia di migliaia di miriadi di esseri senzienti.

Visto tutto questo, il Bhagavan Tathagata Turya fece una profezia: nei tempi a venire, quella principessa sarebbe diventata un buddha perfettamente illuminato in forma di donna e il suo nome sarebbe stato “Tara”.

E così avvenne: Jnanachandra continuò a praticare il Dharma, vita dopo vita, coltivando gradualmente una stretta connessione con Avalokitesvara, il suo guru-radice, finché – ottenuta l’illuminazione sulla base di un corpo umano femminile – fu chamata Tara Devi (‘La divina liberatrice’).

Tradotto da The Origin of Tārā Tantra di Jo Nang Tāranātha. Library of Tibetan Works and Archives.

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