Meditare non è guardarsi l’ombelico


Ci sono molti modi per meditare, non c’è solo la mindfulness. La comprensione di se stessi e dei fenomeni può essere acquisita meditando su qualsiasi aspetto dell’universo. E non c’è necessariamente bisogno di sedersi a gambe incrociate: anche osservare il karma, giorno dopo giorno, è meditazione e può essere un metodo molto potente per sviluppare l’intuizione.

Ogni istante della vita può essere usato per avvicinarsi alla saggezza. Quando si comprende la natura del karma, si è costantemente consapevoli di tutto ciò che si fa. Così, dovunque andiate, starete sempre meditando. Senza la consapevolezza delle azioni del corpo, della parola e della mente, non farete che creare una negatività dopo l’altra che si tradurrà nella causa che vi farà sperimentare la sofferenza dell’ignoranza e dell’insoddisfazione.

Cercate di essere coscienti in ogni momento: quando interagite con gli altri, mentre state mangiando al ristorante, quando state facendo la spesa al supermercato o svolgendo il vostro lavoro.

Di solito la nostra mente dualistica interpreta le attività ordinarie della vita quotidiana come samsara – insoddisfacenti, piene di sofferenza e indesiderabili – e ci sembra impossibile poterle usare come oggetti per la meditazione. Si tratta però di un malinteso piuttosto grossolano.

Il Buddhismo Mahayana insegna che le sensazioni del corpo possono essere utilizzate per lo sviluppo di una maggiore comprensione, pertanto qualsiasi forma di esperienza sensoriale, come il gusto del cibo sulla lingua, possono diventare “meditazione”.

Alcune persone sostengono che le visualizzazioni non possono essere utilizzate per la meditazione che porta all’intuizione perché sono una proiezione mentale, intendendo che il proprio respiro o le sensazioni fisiche siano più reali. Ma le sensazioni e le emozioni sono altrettanto illusorie quanto le visualizzazioni del Buddha. Le sensazioni corporee non sono permanenti. Cambiano di momento in momento perché la mente relativa cambia continuamente.

Ciò che il corpo e la mente provano, specialmente cià che è causato dalla mente negativa, sono proiezioni dell’ignoranza. La mente dualistica proietta automaticamente una visione dualistica di qualsiasi cosa si sperimenti.

Le persone comuni che iniziano a praticare ciò che considerano la meditazione di consapevolezza ritengono che il mondo delle sensazioni corporee sia reale. Ma non importa se usano un oggetto interiore o esterno di meditazione, esso esiste ancora e soltanto nella loro immaginazione e nella visione della loro mente relativa.

Fondamentalmente, non c’è differenza tra fenomeni interiori ed esterni: o entrambi sono veri o entrambi sono allucinazioni. Fino a quando non avrete realizzato la nondualità, o shunyata, allora qualsiasi cosa sperimentate, fisicamente o mentalmente, è una visione allucinatoria sbagliata.

Certo, il gusto del cibo sulla lingua è una sensazione fisica e pensare il contrario è sbagliato. La tradizione Mahayana contiene pratiche di meditazione per ogni azione. Il Tantra ci insegna che quando mangiamo, dobbiamo prima offrire e benedire il cibo. Mentre mangiamo, dobbiamo essere rilassati e consapevoli di ciò che stiamo facendo, ricordando costantemente la natura dipendente tra noi stessi e il cibo e limitarci al piacere sensoriale del mangiare, come facciamo di solito.

Qualsiasi esperienza sensoriale può essere utilizzata per lo sviluppo della consapevolezza. La recitazione dei mantra può essere un grande aiuto nella meditazione perché fa sì che la mente si concentri, senza fantasticare o distrarsi. Tuttavia, la recitazione non deve necessariamente essere fatta a voce alta. Il mantra è un suono che esiste nel vostro sistema nervoso da prima ancora che nasceste; se ascoltate con saggezza riuscirete a sentirlo. Il Mantra non è qualcosa che si riceve, all’improvviso, da un Lama. Senza la vibrazione naturale del suono nel vostro sistema nervoso, sareste sordi perché ogni tipo di energia ha un proprio suono naturale.

Non si tratta di un dogma religioso, ma di un fenomeno che può essere verificato empiricamente. È impossibile eliminare il suono naturale del vostro sistema nervoso: sarebbe come volersi separare dalla propria testa! È esperienza di innumerevoli Lama che gli oggetti mutevoli e transitori dei cinque sensi sono più un ostacolo che un aiuto nello sviluppo della concentrazione univoca. Finché continuerete a percepire le cose con la vostra mente relativa e ad attaccarvi agli oggetti dei cinque sensi, non sarete in grado di realizzare una concentrazione univoca. Non sarete né meditatori di samadhi né di consapevolezza. Verificate se è vero oppure no.

È ridicolo pensare che stare seduti, cercando di ottenere il samadhi, sia l’unico modo di praticare il Dharma e che tutto ciò che ha a che fare con la vita di tutti i giorni sia totalmente negativo. Bisognerebbe prendersi costantemente cura di ogni aspetto della propria vita: svegliarsi, lavorare, mangiare, dormire, con saggezza.

Che vi troviate vicino al vostro guru, al Sangha, ai vostri genitori o da soli, dovete prendervi cura del vostro karma nel miglior modo possibile.

È sbagliato credere di poter superare in astuzia il karma, chiudendovi nella vostra stanza e pensando che – se siete da soli – potete fare quello che volete. Non c’è via di scampo! In totale isolamento e oin mezzo alla gente, le reazioni che creano karma sorgono automaticamente.

Se vi dicessi che l’unico modo per meditare è sedersi e non pensare a niente, non avreste il tempo di praticare. Il karma fa sì che la maggior parte degli Occidentali debbano passare la vita lavorando o impegnati altre attività. Non avendo tempo per la meditazione formale, potreste pensare che la pratica del Dharma per voi sia impossibile. Ma meditare non significa guardarsi l’ombelico! Quando finalmente avrete una certa comprensione dei fondamenti del Dharma, vi renderete conto di quanto potete fare e quanto potete crescere.

Questa consapevolezza vi darà l’energia per essere costanti nella pratica e anche se non riuscite a fare una meditazione formale saprete di poter ancora praticare il Dharma. Ovunque andiate, che siate con altri praticanti o con persone più mondane, saprete in che modo rendere la vostra vita una cosa sola con il Dharma.

Questa abilità proviene dalla saggezza. Senza saggezza, come si possono affrontare le attività inevitabili come mangiare, dormire o andare in bagno con il Dharma? Quando c’è la saggezza, non dovete stare sempre incollati al vostro guru per ricevere gli insegnamenti: li troverete in tutto ciò che vi circonda: dal movimento dei pianeti al mutare del clima, dallo sbocciare all’appassire di un fiore e in tutti gli altri fenomeni. Questo è ciò che accade quando si ha la saggezza.

La saggezza vi farà comprendere che la realtà è il vostro vero guru. Questo è ciò che insegna il Buddismo Tibetano. Integrate tutta la vostra vita con l’esperienza del Dharma. È la cosa più potente che puoi fare. Questo è il modo per raggiungere l’illuminazione in una vita, perché non si spreca neppure un momento. È perfettamente logico.

Se continuate a credere che passare un’ora sul cuscino sia l’unica possibilità che avete di praticare il Dharma e che le restanti ventitré ore della giornata siano completamente inutili, impure e samsariche, sicuramente vi occorreranno almeno tre innumerevoli grandi eoni per raggiungere l’illuminazione! Ciò a cui la vostra mente crede diventa la vostra realtà, che si tratti o meno di realtà.

Lama Thubten Yeshe – Tradotto da Becoming Vajrasattva – The Tantric Path of Purification

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1 comment

  1. interessante.. ….
    grazie grazie grazie grazie grazie grazie grazie…

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