In nostro nemico interiore


Ci sono desideri che dovremmo evitare e desideri di cui abbiamo bisogno. Purtroppo molte persone non colgono la differenza. Il desiderio negativo, il desiderio che dobbiamo evitare, è quello per i piaceri di questa vita. Dovremmo evitarlo perché, come abbiamo visto, è il creatore e la causa di ogni sofferenza. D’altro canto, abbiamo bisogno del desiderio dell’illuminazione perché ci sprona a seguire il sentiero e a eliminare la causa della sofferenza, raggiungendo così la meta finale della pace e dell’illuminazione. Senza questo desiderio non avremmo l’energia per seguire il sentiero e raggiungere l’illuminazione.

Analogamente, mentre in generale l’avversione è negativa, abbiamo bisogno di provare avversione per la sofferenza per avere l’energia per seguire con determinazione il sentiero.

Supponiamo che siamo fortemente disgustati dal vivere in Occidente e vogliamo trasferirci in Oriente. Più forte sarà la nostra avversione per l’Occidente, più cercheremo di riuscire ad andare in Oriente. Per arrivarci in fretta, prendiamo un aereo, non un autobus. Così come l’avversione per l’Occidente e il desiderio per l’Oriente sono ciò di cui abbiamo bisogno per arrivare dove vogliamo, l’avversione per la sofferenza e il desiderio di illuminazione sono fondamentali per farci emergere dalla sofferenza.

Dal momento che come praticanti buddhisti sappiamo di doverci sbarazzare del desiderio, potremmo pensare che qualsiasi desiderio, compreso quello di meditare, sia in qualche modo sbagliato e da eliminare. Il Buddha stesso disse: “Se desideri ogni felicità, abbandona ogni desiderio”. Dobbiamo renderci conto, tuttavia, che qualsiasi attività di Dharma compiamo, motivata dal desiderio di ottenere l’illuminazione, non è una manifestazione di attaccamento ma è, di fatto, un’azione molto positiva. Se questo tipo di desiderio fosse un problema, vorrei che tutti lo avessero!

Quando proviamo questo tipo di desiderio costantemente, giorno e notte, e ci è impossibile fermarlo, quando è presente mentre mangiamo, parliamo, dormiamo – in ogni momento – significa che abbiamo un’energia incredibile per liberarci rapidamente dalla sofferenza.

Tutti noi proviamo avversione per la sofferenza ma, solitamente, è per quella grossolana, fisica e materiale, che la nostra mente limitata riesce a percepire – la sofferenza della sofferenza – e non per tutti gli altri tipi di sofferenza o per le loro cause. Abbiamo provato avversione per sofferenze temporanee e mondane per innumerevoli vite, ma non siamo ancora usciti dal samsara e questo dimostra che l’avversione, in generale, non aiuta. Quello che ci manca è l’avversione per la causa stessa della sofferenza, senza la quale non abbiamo l’energia per sviluppare la mente che rinuncia a tutto il samsara. Questa avversione è il carburante che ci dà l’energia per praticare.

Senza considerare il pensiero delle otto preoccupazioni mondane come il nostro unico nemico, non svilupperemo mai il desiderio di liberarcene. Da un tempo senza inizio, questo pensiero ha fatto finta di essere il nostro migliore amico e noi lo abbiamo seguito ciecamente, convinti che ci avrebbe condotto alla felicità, ma dobbiamo svegliarci e capire che la sua vera intenzione è quella di farci del male. Quando comprenderemo definitivamente che questo pensiero malvagio è l’autentica causa di tutta la nostra sofferenza, vorremo distruggerlo senza esitazione. L’odio e il desiderio di distruggere un altro essere sono sbagliati, ma odiare e desiderare distruggere la causa di tutta la nostra sofferenza è la cosa più saggia che possiamo fare. Distruggere il nemico nella nostra mente è il metodo per raggiungere la felicità perfetta, senza arrecare alcun danno ad altri esseri senzienti. Questo è il modo più vantaggioso per ottenere la pace definitiva.

Cercare di raggiungere la felicità seguendo il pensiero delle otto preoccupazioni mondane implica quasi sempre danneggiare gli altri ed è per questo che la strada verso la pace è bloccata. È come un uomo d’affari che vuole importare delle perle dall’Asia ma invia le sue navi in Occidente. Non importa per quanti eoni ci prova, non avrà mai le perle; sprecherà il suo tempo e le sue risorse e non avrà mai successo.

Come Praticare il Dharma

Abbiamo un solo nemico ed è la mente afflitta dell’attaccamento che si aggrappa a questa vita. Questa mente ci ha costantemente derubato della felicità e ci ha causato grandi sofferenze in passato. È la causa di tutta la nostra sofferenza presente e futura. Se sorge la rabbia e il desiderio di nuocere a un’altra persona, dovremmo fermarci a pensare che in realtà non è lei che dovrebbe soffrire. Chi dovrebbe soffrire è il vero creatore di quella situazione, il vero nemico, il pensiero malvagio degli otto dharma mondani che risiede nella nostra mente. La persona che vorremmo aggredire è innocente, perché spinta a sua volta in quella situazione dalle sue afflizioni mentali, è la nostra mente ignorante la causa principale.

Normalmente, quando qualcuno ci fa del male, più pensiamo a quella persona più cresce in noi la rabbia. Il nostro odio diventa sempre più forte e vogliamo vendicarci. Ma invece di odiare il nemico esterno e cercare di danneggiarlo, dovremmo occuparci del nostro nemico interiore, l’unico vero nemico, la causa di tutti i nostri problemi e delle nostre difficoltà. Più profondamente pensiamo agli innumerevoli problemi che il pensiero delle otto preoccupazioni mondane ci ha creato da un tempo senza inizio, più forte diventeranno la nostra avversione e la determinazione a smettere di creare karma negativo per sperimentarne il doloroso risultato. Questo è il modo in cui dovremmo guidare noi stessi.

Questo significa inoltre che la sofferenza, anziché essere un ostacolo alla nostra pratica del Dharma, ne diventa il supporto. Possiamo anche usare la nostra sofferenza per ridimensionare i nostri problemi, a seconda di quanto comprendiamo gli svantaggi derivanti dal seguire il pensiero degli otto dharma mondani. Ogni volta che si presenta un problema fisico o mentale – il mal di testa, la fame, la depressione e così via – qualsiasi sia il problema che ci causa dolore – possiamo trasformare la nostra sofferenza in Dharma, pensando che stiamo soffrendo a causa della nostra mente negativa e non a causa delle condizioni esterne. In passato questa mente negativa ci ha impedito di raggiungere sia la felicità ordinaria del samsara sia l’autentica felicità del Dharma – come la cessazione del samsara, la bodhicitta, la realizzazione della vacuità e dell’illuminazione – ci ha impedito di raggiungere tutto questo e continuerà a impedircelo in futuro. Dobbiamo veramente sentire che è così e non limitarci a una comprensione intellettuale che, da sola, non è efficace. Più profonda è la nostra comprensione, maggiore è l’effetto sulla nostra mente e più chiaramente vediamo nella mente negativa il vero nemico.

Fame e sete possono, per esempio, disturbare la nostra meditazione, ma riconducendo la sofferenza alle nostre afflizioni mentali, possiamo renderci conto che quelle sensazioni non sono “nostre” come sembrano. Se riusciamo a farlo, il disagio si indebolisce e, di fatto, può scomparire del tutto. Invece di disturbare la nostra pratica del Dharma, la nostra sofferenza diventa utile. Non c’è bisogno di interrompere la meditazione per procurarsi un bicchiere d’acqua. La nostra mente ha creato il problema, ma lo ha risolto da sola. Questo è un metodo davvero bello.

Lama Zopa Rinpoche – Tratto da Come Praticare il Dharma

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