Siete sicuri di praticare il Dharma?


Oggi giorno, anche se sempre più persone si rendono conto dei limiti del benessere materiale e sono interessate a seguire un percorso spirituale, pochi comprendono veramente il valore della pratica del Dharma.

Per la maggioranza, la pratica del Dharma, della religione, della meditazione, dello yoga, o come volete chiamarlo, è un’attività superficiale: gli individui cambiano semplicemente ciò che indossano, ciò che mangiano, il modo in cui camminano e così via. Ma niente di tutto questo ha niente a che fare con la pratica del Dharma.

Prima di iniziare a praticare il Dharma, dovete indagare a fondo sul perché avete intenzione di farlo. Dovete sapere esattamente quale problema state cercando di risolvere. Adottare una religione o praticare la meditazione solamente perché lo sta facendo un vostro amico non è una ragione sufficiente.

Cambiare le religioni non è come tingere una maglietta, prima era bianca e ora è rossa. La vita spirituale è un’attività mentale, non fisica; richiede un cambiamento nel vostro atteggiamento mentale.

Se vi avvicinate alla pratica spirituale con lo stesso approccio che avete verso le cose materiali, non svilupperete mai la saggezza; sarà solo una messinscena.

Prima di partire per un viaggio, bisogna pianificare attentamente l’itinerario, studiare la cartina, altrimenti va a finire che ci si perde. Seguire ciecamente qualsiasi religione è altrettanto pericoloso se non di più, perché gli errori che si possono commettere sul sentiero spirituale sono di gran lunga più gravi di quelli del mondo materiale.

Se non si capisce la natura del sentiero per la liberazione e la pratica in modo corretto, non solo non si arriva da nessuna parte, ma si finisce per andare nella direzione opposta. Quindi, prima di iniziare a praticare il Dharma, dovete sapere dove vi trovate, comprendere la vostra situazione attuale, la natura del vostro corpo, della vostra parola e della vostra mente.

Soltanto allora potrete capire la necessità di praticare il Dharma, individuare una ragione logica per farlo. Il vostro obiettivo vi sarà chiaro e si baserà sulla vostra esperienza personale. Senza una visione corretta di ciò che si sta facendo e di dove si sta cercando di andare, come si può dire se si è sulla strada giusta? Come fate a capire se state sbagliando? È un errore agire alla cieca, pensando: “Beh, proviamo a fare qualcosa e vediamo cosa succede”. È la ricetta per il disastro.

Nel buddhismo non è importante quello che fate, ma il perché lo fate, qual è la vostra motivazione. L’atteggiamento mentale che sta dietro a un’azione è molto più importante dell’azione stessa. Da fuori, potreste apparire umili, spirituali e sinceri, ma se è una mente impura quella che vi fa agire, se state ignorando la natura del sentiero, tutti i vostri presunti “sforzi spirituali” non vi condurranno da nessuna parte e si ridurranno a una completa perdita di tempo.

Spesso le vostre azioni hanno un’apparenza “religiosa”, ma se controllate la vostra motivazione, l’atteggiamento mentale sotteso, vi accorgerete che sono l’opposto di quel che sembrano. Senza introspezione, non si può mai essere sicuri se quello che si sta facendo è Dharma oppure no.

Potreste andare in chiesa tutte le domeniche o nel vostro centro di Dharma ogni settimana, ma queste azioni sono Dharma oppure no? Questo è ciò che dovete controllare. Guardate dentro di voi e cercate di capire che tipo di mente vi sta motivando a fare queste cose.

Ogni Paese ha la propria tradizione religiosa, ma è sbagliato pensare che seguire semplicemente le usanze locali renda le proprie azioni spirituali. Prima di tutto, che cos’è una tradizione, cos’è un’usanza? Le convenzioni sociali non hanno nulla a che fare con la comprensione universale, con la saggezza. E a livello individuale, non importa da dove venite – da Oriente o da Occidente – le tradizioni della vostra società non hanno nulla a che vedere con la religione e se credete il contrario la vostra comprensione è davvero primitiva. Non intendo dire che la vostra religione è primitiva; voglio dire che la comprensione della vostra religione è primitiva – che siate buddhisti, indù, cristiani o qualsiasi altra cosa – la visione che avete della vostra religione è un totale equivoco.

Se andate in chiesa o al tempio semplicemente per abitudine – “perché lo fanno tutti” – è stupido oltre che illogico. Non ha alcun senso. Non sapete che cosa state facendo e perché. Se avete intenzione di praticare il Dharma, meditare, seguire il sentiero spirituale, fatelo con cognizione di causa. Se non capite che cosa state facendo o per quale ragione, non fatelo.

Quando il Buddha formulò le regole della condotta monastica, il Vinaya, disse: “Se la tua motivazione per diventare monaco o monaca è semplicemente ottenere cibo, vestiti e riparo, non puoi essere ordinato“. Analizzate il perché appartenete alla vostra religione alla luce di ciò che il Buddha ha detto.

Spesso adottiamo una fede o l’altra per ragioni temporali di reputazione o di quieto vivere, o perché “mi piacciono quelle idee”. Come fate a sapere che vi piacciono certe idee? Che cosa vi piace esattamente? Avete veramente cercato di capire? Avete verificato se quelle idee sono adatte al vostro modo di vivere? Vi porteranno realizzazioni spirituali o sarà solo una facciata? “Mi piacciono quelle idee; sono interessanti”. In che senso interessati? Dovete ragionare. La nostra mente superficiale e avida di novità è sempre rivolta verso l’esterno. Non riflettiamo mai per cercare di capire se le idee che sentiamo in giro si adattano effettivamente alla nostra vita quotidiana. Ecco perché c’è sempre un grande divario tra noi, esseri umani, e la teoria e la pratica di qualsiasi religione.

Allora qual è lo scopo di quel sentiero? È completamente inutile. Il nostro ego è ancora immerso nel suo “viaggio” materialistico. Alcune persone si uniscono a una comunità spirituale perché tutto sommato è facile: “Mi danno buon cibo e non ho bisogno di lavorare”. Questo è un atteggiamento meschino. Eppure, molte persone fanno così. Non sto criticando nessuno in particolare; sto generalizzando. Questo è solo un semplice esempio.

Quando si decide di intraprendere un cammino spirituale bisogna sapere perché. Non si tratta semplicemente di imparare quello che insegna la tal religione. Dovete ragionare: “Perché accetto le idee di quella religione?” Dovete verificare, altrimenti potete studiare la filosofia della quella religione e riempirvi la testa di belle idee, ma non riuscirete a cogliere il nesso con la vostra vita. È equivocare completamente lo scopo della religione.

Se pensate che praticare una religione significhi semplicemente imparare nuove idee, fareste meglio a mangiarvi una caramella: vi darebbe più soddisfazione. Se passate mesi e anni a studiare una nuova filosofia, a raccogliere informazioni, a perdere tempo, tutto diventa spazzatura. Non sto criticando la religione, sia chiaro; sto criticando una mente primitiva. Ora, potreste pensare: “Questo Lama viene dal Tibet. E’ lui il primitivo. Sta solo scherzando”. Sarete anche molto competenti per quel che riguarda vivere la vita moderna del XX secolo, ma in termini di psicologia spirituale probabilmente siete ancora alla preistoria. E’ possibile.

Nel mondo industrializzato è molto difficile mettere in pratica gli insegnamenti. La vibrazione materialistica degli oggetti che vi circondano è troppo forte. Dal momento in cui avete intrapreso il vostro viaggio spirituale fino a ora, probabilmente non siete arrivati da nessuna parte, non siete diventati persone davvero “spirituali”. Pensateci! Se il vostro cammino spirituale si è ridotto alla semplice comprensione di idee a livello intellettuale, sicuramente non avete ottenuto nulla, non siete affatto religiosi, anche se sostenete il contrario.

Se vi definite delle persone “religiose” provate a riflettere sul perché lo dite. E’ molto interessante verificare cosa pensa la gente riguardo a ciò che costituisce una pratica religiosa. Ognuno la vede a modo suo. Non c’è un consenso unanime. La mente limitata delle persone ha una visione limitata della religione e del suo valore. E quando diciamo: “Questa religione è degenerata” la realtà è che siamo noi a essere degenerati, perché ci manca la saggezza della conoscenza. Diciamo: “Questa religione una volta era così; ora è degenerata”, ma siamo noi che siamo degenerati. Non si può dire che la religione è degenerata. La religione è conoscenza e saggezza. Come può degenerare? Eppure, continuate a sostenere: “Io pratico, io medito. Io leggo libri di Dharma. Prego”. Chiunque può dire: “Pratico questo, pratico quello, pratico quell’altro”, ma come si relaziona la mente ciò che sostenete di fare? La vostra pratica risolve i vostri problemi mentali e vi porta perfette realizzazioni e saggezza? Se la risposta è “Sì,” allora va bene.

Lama Yeshe. Tradotto da The Peaceful Stillness of the Silent Mind

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