Avvicinarsi al sentiero buddhista


I progressi della medicina, della scienza e della tecnologia hanno fatto molto per migliorare la qualità della vita, tuttavia non sono stati in grado di liberarci da tutte le sofferenze e portarci una felicità stabile e duratura. Anzi, in molti casi, hanno creato persino nuovi problemi, mai sperimentati in passato, come l’inquinamento e la minaccia nucleare. Il progresso da solo non garantisce la felicità e la pace che tutti desideriamo. Per questo, la trasformazione interiore attraverso lo sviluppo spirituale è essenziale. Ma perché questa trasformazione avvenga, dobbiamo seguire un percorso spirituale.

La pratica spirituale consiste nel trasformare la nostra mente. Anche se il nostro corpo è importante, preoccuparsi solo di quello non porta a una felicità duratura. Dobbiamo guardare dentro di noi ed esaminare i nostri atteggiamenti e le nostre emozioni per capire quanto profondamente influenzano e modellano le esperienze che facciamo. Il Buddha ha detto (SN 1.62):

Il mondo è guidato dalla mente e creato dalla mente. Tutti i fenomeni sono controllati da un solo fenomeno: la mente.

La parola “mente” non si riferisce solo al nostro intelletto, ma comprende anche le cognizioni, le emozioni e gli altri fattori mentali. La parola sanscrita per “mente”, citta, può anche essere tradotta come “cuore” e include tutte le nostre coscienze, sensoriali e mentali, e la varietà di stati mentali che sperimentiamo. Sottomettendo gli aspetti afflitti della nostra mente, la nostra esperienza del mondo si trasforma, mentre se cerchiamo di cambiare solo l’ambiente e le persone otterremo sempre frustrazione e delusione perché non possiamo controllare il mondo esterno. È solo sviluppando il grande potenziale della nostra mente/cuore che saremo in grado di trovare una via d’uscita dalla nostra sofferenza e di beneficiare veramente anche gli altri.

Nel Buddhismo, quindi, gli ostacoli che cerchiamo di eliminare non sono “là fuori”, ma sono gli stati mentali afflittivi, gli atteggiamenti distorti e le emozioni inquietanti. Per liberarcene, dobbiamo coltivare consapevolmente la compassione, la saggezza e gli altri atteggiamenti ed emozioni realistici e benefici. Gli insegnamenti del Buddha, o Buddhadharma, ci aiutano a comprendere quali sono le attitudini, le opinioni e le emozioni realistiche e benefiche che si accordano con il modo in cui le cose esistono. Ci offrono anche istruzioni precise su che cosa praticare e che cosa abbandonare sul sentiero spirituale. Il Buddha ha insegnato sulla base della sua esperienza e noi siamo liberi di accettare o rifiutare i suoi insegnamenti, usando come criteri la logica e la nostra esperienza.

Lo scopo dell’esistenza e il significato della vita

Il Buddha ha detto (MN 46.2):

Per la maggior parte, gli esseri hanno questo desiderio, questa brama e speranza: “Se solo le cose indesiderate, sgradevoli e spiacevoli diminuissero e quelle desiderate, quelle gradevoli e piacevoli potessero aumentare…”. Eppure, nonostante questo desiderio, ciò che è indesiderato e sgradito continua ad aumentare, e ciò che è desiderato, gradito e piacevole continua a diminuire.

Ciò che il Buddha trova conferma nella nostra esperienza personale. Tutti noi vogliamo la felicità e nessuno vuole il suo opposto. Eppure, nonostante questo sincero desiderio, si verifica l’esatto contrario. Credo che il senso e lo scopo della nostra vita abbia a che fare proprio con l’eliminazione delle cause della sofferenza e con la coltivazione delle cause della felicità, con la realizzazione di questo auspicio universale.

Non so se c’è un fine ultimo della nostra esistenza in questo mondo e, dal punto di vista buddhista, non c’è una spiegazione chiara. Diciamo semplicemente che l’esistenza dipende da cause e condizioni, dalla natura. L’esistenza di questo universo è un dato di fatto. Il modo in cui tutto ha avuto inizio e la possibilità di porre fine alla sofferenza sono questioni molto diverse. Non abbiamo bisogno di sapere qual è l’esatta origine del mondo per provare a mettere fine alle nostre sofferenze.

Tutti vogliono essere felici e in pace ed evitare la sofferenza. Anche una persona che non conosce lo scopo dell’esistenza dell’universo non vuole soffrire e mai penserebbe: “Poiché non c’è un piano o uno scopo supremo, allora scelgo di soffrire”. Il nostro corpo esiste ed esistono i sentimenti di felicità e infelicità. Che il nostro intelletto comprenda o meno la ragione ultima della nostra esistenza, siamo comunque preoccupati per la nostra felicità e per quella degli altri. È cercando di realizzare questa felicità che diamo scopo e significato alla nostra vita.

Lo scopo della nostra vita è dunque la felicità e la pace, una sensazione interiore di benessere e serenità. Per ottenerle abbiamo bisogno sia dello sviluppo materiale e di un’istruzione adeguata, sia dello sviluppo spirituale. Per spiritualità non intendo un credo religioso o dei rituali. Per me la spiritualità si riferisce alle buone qualità innate negli esseri umani, come la compassione, l’affetto, la gentilezza e l’umiltà. Quando queste qualità sono ben radicate nel nostro cuore, siamo più tranquilli e contribuiamo alla felicità degli altri. Si può essere felici senza credenze religiose, ma non in assenza di queste qualità essenziali.

Gli esseri senzienti – tutti gli esseri con una mente non completamente risvegliata – sperimentano due tipi di felicità e di sofferenza: la felicità e la sofferenza fisiche (sperimentate attraverso i nostri sensi) e la felicità e la sofferenza mentali o emotive (che si provano a livello mentale). Come esseri umani, non siamo diversi dagli animali, dagli insetti e dagli altri esseri dotati di un corpo; siamo tutti fondamentalmente uguali nella nostra ricerca del benessere fisico e nella prevenzione del dolore.

Ma in termini di felicità e sofferenza mentale ed emotiva, noi esseri umani siamo diversissimi dalle altre specie. Abbiamo l’intelligenza, una maggiore capacità di pensare, ricordare, comunicare e ragionare. A differenza degli animali, soltanto gli esseri umani possono soffrire mentalmente quando ricordano le ingiustizie subite dai loro antenati. Possiamo fare ipotesi sul futuro e diventare ansiosi o furiosi per situazioni che non si sono ancora verificate. La nostra immaginazione ci rende molto più sensibili a livello mentale e sperimentiamo gioia e infelicità prodotte dalla nostra mente. Poiché la sofferenza mentale è creata dalle concezioni nella nostra mente, anche le contromisure da adottare sono di natura mentale. Ecco perché gli esseri umani hanno sviluppato varie religioni, filosofie, teorie psicologiche e ipotesi scientifiche.

La via di mezzo: tra religioni teiste e riduzionismo scientifico

In generale, gli oltre sette miliardi di esseri umani che vivono su questo pianeta possono essere suddivisi in tre categorie: chi non ha alcun interesse per la religione; chi crede e pratica una religione e chi è apertamente ostile a qualsiasi religione. Il primo gruppo è il più numeroso. Si tratta di persone che si preoccupano principalmente della propria vita quotidiana, in particolare della sicurezza finanziaria e della prosperità materiale, e che possono essere ulteriormente raggruppate in due tipologie: persone che hanno solidi principi etici che orientano la loro vita; persone che danno valore solamente al denaro, al prestigio e al proprio appagamento.

Quelli guidati da principi etici sono, in generale, più soddisfatti. Coloro che non hanno limiti etici possono ottenere maggiori benefici temporanei, ma alla fine, non stanno bene con loro stessi e con il loro modo di comportarsi. Temendo che i loro mezzi subdoli vengano scoperti, sono ansiosi e con una bassa autostima.

Molti dei nostri problemi globali sono dovuti proprio a questa mancanza di principi etici che fa sì che gli individui non riconoscono o non si preoccupino delle conseguenze morali delle proprie azioni. Senza tale riconoscimento, e senza la moderazione che produce, l’avidità ha libero sfogo. Tanti ostacoli potrebbero essere facilmente superati se le persone vivessero con un senso di responsabilità derivante dal rispetto dei principi etici.

Degli altri due gruppi, quelli che credono sinceramente in una religione e la praticano e quelli che sono ostili, il primo adotta principi etici e compassione per guidare la propria vita, mentre il secondo si oppone intenzionalmente alle idee religiose. Alcuni, in quest’ultimo gruppo, sostengono che la religione sia lo strumento attraverso il quale la classe dominante sfrutta gli altri; che non sia altro che superstizione o il prodotto dell’ignoranza.

Per quanto diverse tra loro, tutte queste persone sono però uguali nella ricerca della felicità. Non vi è la minima differenza. Ciò in cui differiscono è come cercano di raggiungere quest’obiettivo comune.

(…) Da un certo punto di vista, il Buddhismo è una religione e una disciplina spirituale; ma poiché i precetti e la meditazione sono direttamente collegati all’addestramento della mente, il Buddhismo è anche una scienza della mente. Inoltre, dato che il buddismo non accetta l’esistenza un creatore, non può essere considerato una religione teistica, ma una filosofia. A seconda di come guardiamo al Buddhismo, possiamo quindi descriverlo come una religione, una scienza della mente o una filosofia.

(…) Ho incontrato spesso persone di altre fedi e scienziati. A volte le mie interpretazioni buddhiste hanno aiutato i miei fratelli e sorelle cristiani a praticare la propria fede. Altre, gli scienziati nei campi della cosmologia, della biologia, della fisica e della psicologia moderna hanno trovato punti in comune tra il buddhismo e le loro discipline. Alcuni di questi scienziati inizialmente pensavano che i nostri dialoghi sarebbero stati una perdita di tempo: “Il Buddhismo è una religione e la religione non ha molto in comune con la scienza”. Ma dopo alcuni incontri, erano ansiosi di conoscere il concetto buddhista di particelle sottili o la nostra spiegazione della relazione tra mente e cervello. Ciò dimostra la possibilità di una proficua comprensione reciproca con i praticanti di altre religioni e con gli scienziati.

Buddhadharma e altre religioni

Ogni religione ha due aspetti: uno è la trasformazione della mente o del cuore, e l’altro è la filosofia che sostiene questa trasformazione. Credo che, in termini di trasformazione della mente e del cuore degli esseri umani, tutte le religioni siano in generale d’accordo. Tutte insegnano l’amore, la compassione, il perdono, la non violenza, la contentezza, l’autodisciplina e la generosità. A prescindere dal proprio credo, chi pratica con sincerità svilupperà queste qualità. Ogni religione può portare molti esempi di persone rette e dal cuore generoso che si impegnano per il beneficio degli altri.

La differenza tra le religioni si manifesta principalmente nel campo della filosofia. Le religioni teiste – giudaismo, cristianesimo, islam e molte branche dell’induismo – credono in un essere supremo, creatore dell’universo e degli esseri viventi che lo abitano. Tutta l’esistenza dipende dal creatore, che ama il suo creato e a cui i credenti guardano con altrettanto amore e gratitudine. Poiché amano il creatore, è inevitabile amare anche tutti gli altri esseri viventi e trattarli con rispetto. Questo è il motivo per cui i nostri fratelli ebrei, cristiani, indù e musulmani devono essere persone gentili ed etiche.

Il buddhismo, invece, non parla di un creatore esterno ma della legge di causalità. Le nostre azioni creano le cause di ciò che sperimenteremo in futuro. Se vogliamo la felicità – che sia la felicità temporale o la felicità che deriva dalle realizzazioni spirituali – dobbiamo abbandonare le azioni distruttive e praticare l’amore, la compassione, la tolleranza, il perdono e la generosità.

Mentre esistono grandi differenze tra le rispettive filosofie, tutte le religioni concordano sulle buone qualità che gli esseri umani devono sviluppare. Per alcune persone, la filosofia buddhista è più efficace nel coltivare queste qualità. Per altri, la dottrina di un’altra religione è più utile. Pertanto, dal punto di vista individuale, ciascuno considera una filosofia come vera e una religione come la migliore. Ma guardando alla società nel suo complesso, dobbiamo accettare la diversità e la pluralità delle religioni e delle opinioni. Queste due prospettive – ciò che è meglio per un dato individuo e ciò che è meglio per la società – non si contraddicono a vicenda.

Anche all’interno del Buddhismo, il nostro maestro, il Buddha, ha insegnato filosofie diverse a persone diverse, perché ha capito che a causa della disposizione e dell’interesse di ogni individuo, ciò che è adatto per una persona non è necessariamente efficace per un’altra. Così il Buddha rispetta i punti di vista individuali, siano essi all’interno del Buddhadharma o tra individui di varie religioni.

Accettare o meno la religione è una scelta individuale. Ma se ne accettiamo una, dovremmo essere seri nel seguirla e rendere il nostro stile di vita conforme ai suoi insegnamenti. In politica e negli affari, l’ipocrisia e l’inganno sono comuni e deplorevoli, ma nella religione sono totalmente inaccettabili. Dobbiamo essere sinceri e coltivare un cuore gentile e tolleranza, indipendentemente dalla religione che scegliamo.

(…) Per praticare e beneficiare degli insegnamenti del Buddha, non è necessario essere buddhisti. Se alcuni insegnamenti hanno senso per voi, vi aiutano ad andare d’accordo con gli altri e permettono alla vostra mente e al vostro cuore di essere più sereni e più pacifici, praticateli. Gli insegnamenti del Buddha su come gestire la rabbia o su come sviluppare la pazienza possono essere praticati da cristiani, ebrei, musulmani, indù e da coloro che non seguono alcuna religione. Le istruzioni buddhiste su come sviluppare la concentrazione e l’attenzione possono essere utilizzate da chiunque mediti, indipendentemente dalla religione o dalla filosofia che seguono.

Sua Santità il XIV Dalai Lama – Tradotto da Approaching the Buddhist Path

Categories: Dalai LamaTags: , , , , , ,

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.