Perché è possibile trasformare la mente


Come sappiamo che è davvero possibile trasformare la nostra mente? Ci sono due argomentazioni valide. Una è la legge fondamentale dell’impermanenza: tutte le cose e gli eventi sono soggetti a trasformazione e cambiamento. Se esaminiamo più profondamente questo aspetto, ci rendiamo conto che in ogni istante, tutto ciò che esiste sta attraversando un processo di mutamento. Parliamo per esempio della persona di ieri come se oggi fosse ancora la stessa, ma siamo tutti consapevoli, a un livello grossolano ed esperienziale, delle leggi dell’impermanenza. Anche il pianeta cui viviamo un giorno finirà. Se le cose e gli eventi non avessero la natura del cambiamento, attimo dopo attimo, non saremmo in grado di spiegare in che modo la trasformazione avvenga nel tempo.

Se riduciamo lunghissimi periodi di tempo a entità molto brevi, ci rendiamo conto che le cose stanno effettivamente cambiando da un momento all’altro. La moderna tecnologia ci aiuta a vedere alcuni di questi mutamenti; lo sviluppo di un organismo biologico, ad esempio, può essere osservato al microscopio. Inoltre, a un livello teorico sottile, alcune osservazioni indicano quanto la realtà fisica abbia di fatto una natura estremamente dinamica. È questa legge fondamentale della natura, l’impermanenza, che crea il potenziale per il nostro stesso cambiamento, per il nostro sviluppo e il nostro progresso. Questa natura transitoria e impermanente della realtà non va però intesa in termini di qualcosa che nasce, esiste per un po’ di tempo e poi cessa di esistere. Non è questo il significato di impermanenza a livello sottile. L’impermanenza sottile si riferisce al fatto che, nel momento in cui le cose e gli eventi nascono, sono della natura dell’impermanenza; nel momento in cui sorgono, il processo della loro disintegrazione è già iniziato.

Quando qualcosa nasce dalle sue cause e condizioni, con essa nasce anche il seme della sua cessazione. Non è che qualcosa nasce e poi un fattore o una condizione esterni ne provocano la disintegrazione. Non è così che va intesa l’impermanenza. Impermanenza significa che, non appena sorge qualcosa , il suo decadimento ha inizio.

Se limitate la vostra comprensione dell’impermanenza al continuum di qualcosa, comprenderete solo l’impermanenza grossolana; penserete che quando certe cause e condizioni danno origine a qualcosa, essa rimane invariata finché rimangono invariati i fattori che ne sostengono l’esistenza e comincia a disintegrarsi solo quando incontra circostanze avverse. Questa è l’impermanenza una grossolana.

Se, tuttavia, approfondite la vostra comprensione dell’impermanenza avvicinandovi al suo livello sottile – il cambiamento di momento in momento subìto da tutti i fenomeni – vi renderete conto di come, non appena qualcosa viene in essere, anche la sua cessazione è iniziata.

Da principio potreste credere che il venire in essere e la cessazione siano processi contraddittori, ma quando approfondite la comprensione dell’impermanenza, vi renderete conto che il venire in essere (nascita) e la cessazione (morte) sono, in un certo senso, simultanei.

Così, la legge fondamentale dell’impermanenza (la natura transitoria di tutti i fenomeni) ci offre la base per poter trasformare la nostra mente.

La seconda ragione per cui è possibile trasformare la nostra mente è ancora una volta quella che possiamo percepire nella realtà del mondo fisico esterno e in cui possiamo verificare come alcune cose siano in conflitto con altre. Possiamo chiamarla legge della contraddizione: caldo e freddo, buio e luce e così via sono forze opposte, l’una esclude automaticamente l’altra.

In alcuni casi si tratta di un processo graduale, in altri istantaneo. Quando si accende una luce in una stanza, per esempio, l’oscurità viene immediatamente dissipata. Se considerate allo stesso modo il mondo mentale dei pensieri e delle emozioni, scoprirete di nuovo molte forze opposte: favorendo e sviluppando certi tipi di emozioni, quelle opposte diminuiscono automaticamente di intensità. Questo fenomeno naturale della nostra coscienza, in cui le forze opposte si contraddicono a vicenda, fornisce il secondo presupposto alla possibilità di cambiamento e trasformazione.

Quando prendiamo in considerazione due tipi di pensiero o di emozione che si oppongono direttamente l’uno all’altro, sorge una domanda: quale dei due riflette il vero stato delle cose e quale è rappresenta un modo errato di rapportarsi alla realtà? La risposta è che quei pensieri ed emozioni che sono fortemente radicati nell’esperienza e nella ragione sono quelli con la verità dalla loro parte, mentre quelli che sono contrari al modo in cui le cose realmente esistono, per quanto potenti possano essere in un dato momento, sono in realtà instabili. Non disponendo di un valido fondamento di esperienza e ragione, non hanno una solida base.

Inoltre, se prendiamo due tipi di emozioni che si oppongono direttamente l’una all’altra e le esaminiamo per vedere che cosa le distingue, noteremo che differiscono nei loro effetti a lungo termine. Ci sono alcuni tipi di emozioni che ci danno un sollievo o una soddisfazione temporanea, ma che sottoposte al vaglio della nostra intelligenza – l’intuizione che ci permette di valutare tra benefici a lungo e a breve termine e difetti – scopriamo che nel lungo periodo sono distruttive e dannose; non possono quindi essere sostenute dalla ragione o dall’intuizione.

Nel momento in cui la luce dell’intelligenza svela le emozioni distruttive, esse non hanno più alcun sostegno. Ci sono altri tipi di emozioni, tuttavia, che possono sembrare un po’ inquietanti, al momento, ma che in realtà offrono benefici a lungo termine, e sono, quindi, rinforzate dalla ragione e dall’intuizione, sostenute dall’intelligenza. Pertanto, le emozioni positive sono alla fine più potenti di quelle negative perché il loro potenziale di sviluppo è maggiore.

Queste due premesse – le leggi dell’impermanenza e della contraddizione – ci permettono di comprendere la reale possibilità di mettere in atto la trasformazione in noi stessi.

Tutto questo suggerisce l’importanza di avere una conoscenza più profonda della natura della mente e dei suoi vari aspetti e funzioni in generale, e della natura e complessità delle emozioni in particolare. Inoltre, poiché ci rendiamo conto che molti dei nostri problemi nascono da un modo fondamentalmente errato di percepire e relazionarci con il mondo, diventa importante per noi essere in grado di esaminare se la nostra percezione corrisponde o meno alla vera natura della realtà.

Comprendere la vera natura della realtà è fondamentale, poiché è la nostra percezione della realtà che sta al centro del modo in cui ci relazioniamo con il mondo. Tuttavia, per realtà qui non intendiamo solo i fatti immediati della nostra esperienza e del nostro ambiente, ma l’intera estensione della realtà, perché molti dei nostri pensieri ed emozioni nascono non solo come risultato dell’ambiente fisico, ma anche dalle nostre idee astratte.

È per questo che, nell’insegnamento del Buddha, troviamo una grande quantità di discussioni sulla natura della realtà in termini di diciotto costituenti, dodici fonti, cinque aggregati e così via e in che modo si relazionano con la ricerca dell’illuminazione da parte del praticante.

Se il sentiero buddhista fosse stato semplicemente una questione di fede e di profonda devozione al Buddha, non ci sarebbe stato bisogno di alcuna spiegazione riguardo alla la natura della realtà in termini così tecnici e complessi. Da questa prospettiva, quindi, l’insegnamento del Buddha può essere descritto come un’esplorazione della natura della realtà.

Proprio come le discipline scientifiche pongono un’enorme enfasi sulla necessità di obiettività da parte dello scienziato, il Buddhismo sottolinea l’importanza di esaminare la natura della realtà da un punto di vista oggettivo. Non ha senso fissarsi su un’opinione o su un punto di vista semplicemente perché ci piace o perché si accorda con i nostri pregiudizi metafisici o emotivi. Se la nostra visione della realtà si basa semplicemente su fantasie o su congetture, non ci sarà alcuna possibilità di coltivare quella visione a un livello infinito.

Quando praticate il sentiero buddhista di esplorazione della natura della realtà, nella vostra mente si mettono all’opera fondamentalmente due facoltà: la facoltà di analisi e la facoltà di metodo. La prima che sottopone al vaglio la realtà e nel linguaggio buddhista è descritta come “saggezza”, o “intuizione”. Poi c’è la facoltà del “metodo”, o “mezzi abili”, che è la facoltà che vi permette di sviluppare coraggio e perseveranza e generare la potente forza motivazionale che vi sostiene nella vostra ricerca spirituale.

Sua Santità il Dalai Lama – Tradotto da Illuminating the Path to Enlightement – A Commentary on Atisha Dipamkara Shrijnana’s A Lamp for the Path to Enlightenment & Lama Je Tsong Khapa’s Lines of Experience

Categories: Dalai LamaTags: , , , ,

1 comment

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: