Gli otto dharma mondani


Dharma non è un sostantivo qualunque, ha un grande significato. E non è un termine di proprietà di una religione come il buddhismo, il cristianesimo, l’induismo e così via. La pura pratica del Dharma appartiene a tutti: è creata dalla mente. È il metodo che ci ha mostrato l’essere illuminato, il Buddha. È il metodo che ha seguito, praticato e sperimentato completamente.

Il termine sanscrito Dharma significa “tenere” o “guidare”, quindi Dharma è ciò che ci porta dalla sofferenza dei tre reami inferiori allo stato di illuminazione. Ognuno di noi deve creare la propria pratica essenziale del Dharma e diventare la propria guida positiva invece che continuare a essere il peggior nemico di se stesso.

Nel caso degli otto dharma mondani, il termine dharma è inteso in modo diverso: si riferisce a un fenomeno esistente e, in particolare, a “tutto ciò che ha una sua natura” o, in altre parole, a un fenomeno intrinsecamente esistente. Per una mente ignorante ogni oggetto possiede una natura propria. Vede un fiore come realmente esistente, senza cause o condizioni, e quindi dotato di una propria natura. Un dharma “mondano” è ciò che la mente ignorante percepisce come esistente dalla propria parte.

Ci sono quindi due significati per il termine dharma. Uno è il metodo che porta all’illuminazione e l’altro – il dharma degli otto dharma mondani – è il dharma che tiene gli esseri ordinari imprigionati nel samsara . Questi due dharma sono agli antipodi. Un dharma mondano è un oggetto di attaccamento o di avversione: è un oggetto di piacere mondano a cui ci aggrappiamo e che desideriamo avere; oppure è un oggetto di sofferenza che non ci piace e da cui desideriamo liberarci o non sperimentare. Avere o non avere agi e piacere; avere o non avere possessi materiali; avere o non avere una buona reputazione; ricevere lodi oppure critiche: questi sono i quattro oggetti desiderabili e i quattro non desiderabili.

Poiché ci aggrappiamo ai quattro oggetti desiderabili e proviamo avversione per gli altri quattro, siamo esseri “mondani”, l’opposto cioè di chi è nel santo Dharma ed è un puro praticante di Dharma.

Nella Lettera a un amico Nagarjuna elenca gli otto dharma mondani:
Guadagno, perdita; felicità, infelicità; fama, notorietà, lode e critica: questi otto dharma mondani non sono oggetto della mia mente. Sono tutti uguali per me.
Gli otto dharma mondani sono:

  1. Desiderio per i beni materiali
  2. Desiderio di essere liberi dalla mancanza di beni materiali
  3. Desiderio di felicità e agi
  4. Desiderio di essere liberi da infelicità e disagi
  5. Desiderio di una buona reputazione
  6. Desiderio di essere liberi da una cattiva reputazione
  7. Desiderio di lode
  8. Desiderio di essere liberi dalle critiche

Questi otto dharma mondani (chiamati anche otto preoccupazioni mondane) rappresentano i quattro oggetti gradevoli, che desideriamo avere, e i quattro oggetti sgradevoli, da cui desideriamo essere liberi.

La nostra abituale confusione mentale è questa: ci sentiamo felici quando ci troviamo in una situazione piacevole e confortevole, ci sentiamo infelici quando ci troviamo in una situazione spiacevole; ci sentiamo felici quando possediamo i beni materiali che desideriamo, ci sentiamo infelici quando ciò non accade; ci sentiamo felici quando abbiamo una buona reputazione, ci sentiamo infelici quando abbiamo una cattiva reputazione; ci sentiamo felici quando siamo lodati, ci sentiamo infelici quando siamo criticati.

Perdere ciò che si possiede, infelicità e disagio, una cattiva reputazione e le critiche sono comunemente considerati problemi, ma la maggior parte delle persone non si rende conto che anche i loro opposti sono forme di sofferenza: ricevere beni materiali, avere agi e felicità, avere una buona reputazione ed essere lodati. Se non prestiamo attenzione, incontriamo un oggetto desiderabile, lo consideriamo un piacere e crediamo di essere felici. Non vediamo che la nostra mente è effettivamente costretta.

Il Geshe Kadampa Gönpawa, che possedeva chiaroveggenza e molte altre realizzazioni, ha detto:

Ottenere i quattro risultati desiderabili – agi, beni materiali, buona reputazione e lode – a causa di azioni motivate dal pensiero degli otto dharma mondani è solo per il piacere transitorio di questa vita e non è di alcun beneficio per tutte le vite future. Inoltre, tali azioni possono anche portare ai quattro risultati non desiderabili e dunque non sono di beneficio neppure per questa vita.

Crediamo che incontrare uno qualsiasi dei quattro oggetti desiderabili sia la felicità. Ci sentiamo felici perché riceviamo un regalo, incontriamo un amico o leggiamo su un giornale un articolo molto lusinghiero in cui si dice quanto siamo colti o compassionevoli. Succede qualcosa di piacevole e improvvisamente la nostra mente si eccita e si attacca a quell’oggetto.

Facciamo un esperimento. Osservate la vostra mente quando incontra uno qualsiasi dei quattro oggetti del desiderio. Come vi sentite? Se guardate al di là dell’apparenza della sensazione piacevole, vi rendete conto che la vostra mente non è mai pacifica o rilassata, ma confusa, agitata, disturbata. È esaltata, ma anche costretta, come se fosse afferrata da un guanto di ferro. Quando c’è attaccamento, è impossibile concentrarsi perché la mente non è libera perché è completamente assorbita dal suo oggetto. Consideriamo questa mente chiusa e agitata “felicità”, ma è soltanto un diverso grado di sofferenza. Comprendendo la sua natura, possiamo capire chiaramente come, pur avendo ottenuto ciò che vogliamo, vi sia ancora qualcosa che manca.

Questa è la natura dell’attaccamento. Soffriamo, ma è una sofferenza diversa da quella della malattia, è la sofferenza dell’attaccamento. È qualcosa di difficile da vedere o da controllare perché il forte attaccamento si mescola con la nostra esperienza dell’oggetto; ci impedisce di comprendere la vera natura dell’oggetto e ciò che sta accadendo nella nostra mente. Assorbiti dal desiderio per l’oggetto, non siamo in grado di comprendere che tutte le preoccupazioni, l’aggressività, l’infelicità e la paura che proviamo in questa vita provengono da quel desiderio, che è ossessionato dalla felicità di questa vita.

Offuscati dal desiderio, non riusciamo a capire che la vera felicità sorge solo quando siamo liberi dal desiderio. Come un tossicodipendente che pensa di non poter essere felice senza se non si droga, così noi pensiamo di aver bisogno degli oggetti esterni per essere felici e siamo incapaci di vedere che esiste un’alternativa. Se però leggiamo le biografie di lama come Milarepa, ci rendiamo conto di come hanno raggiunto una grande pace, stabilità e felicità rinunciando alle otto preoccupazioni mondane e che queste qualità non hanno fatto altro che crescere, non diminuire. Questa è la vera pace. Anche la radice della grande pace interiore, il nirvana, parte da questo primo passo fondamentale: la rinuncia agli otto dharma mondani.

Lama Zopa Rinpoche – Tradotto da Come Praticare il Dharma

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1 comment

  1. Il tuo articolo mi è piaciuto molto! Grazie!

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