Gentilezza e buon cuore


È un grave errore cercare di ottenere la felicità ed evitare la sofferenza ingannando e umiliando gli altri. Dobbiamo cercare di raggiungere questi obiettivi attraverso la compassione e la gentilezza amorevole.
Eppure ci sono molte persone che scelgono questi comportamenti scorretti, che ingannano e uccidono; persone che agiscono per avidità, che imbrogliano e mentono. Tutto questo pensando di poter ottenere la felicità che desiderano.

Nel mondo ci sono stati enormi progressi materiali, ma i paesi più potenti continuano a umiliare quelli più poveri e, di conseguenza, molta gente continua a soffrire e morire. Credere di trovare la felicità ed eliminare la sofferenza in questo modo, non fa altro che causare più guerre, più carestie, più inganni, più tensione e più sofferenza negli oppressi nel XX secolo.

Questo genere di situazioni non è il risultato della scarsità di cibo o della mancanza di strutture. Abbiamo scuole e ospedali, case e mezzi di trasporto efficienti, la produzione alimentare è aumentata. Ma nella società contemporanea la verità e l’onestà si sono perse ed è per questo che c’è meno felicità.

Chi ha ricchezza e potere può fare quello che vuole, mentre chi è onesto ma non ha potere o ricchezza non avrà alcun successo.
Oggi tutti parlano di pace e verità, dalla Cina all’India ai paesi occidentali. Ma in realtà, le sofferenze dei popoli oppressi si verificano a causa delle nozioni sbagliate che sono alla base del funzionamento delle nostre società.

Per questo il Dharma non dovrebbe essere praticato solamente da persone che vivono in paesi remoti, da “barbari” dalle vedute ristrette. Dovrebbe essere praticato anche da persone mentalmente aperte e di ampie vedute. Non c’è niente di meraviglioso di per sé nella costruzione di templi e monasteri, né nelle prostrazioni, nelle circumambulazioni, né nelle offerte. Non è questo il vero significato del Dharma.

Se nella mente c’è energia positiva, allora è Dharma. Se c’è energia negativa, non è Dharma. Il Dharma dovrebbe essere nel nostro cuore. Se la mente è domata, calma e pacifica, stiamo praticando il Dharma. Indossare una veste monastica e parlare dei tre canestri del Dharma senza una mente domata, non è praticare il Dharma.

Chiunque viva nel Dharma è molto aperto, rilassato, sereno, umile, calmo e naturalmente ha un buon cuore; mentre chi inganna e umilia le persone, dice il falso e calunnia non è di certo impegnato nella pratica del Dharma. Il tipo di comportamento che rappresenta la reale pratica del Dharma consiste nell’astenersi dalla falsità e dal rispettare la verità; consiste nel non prevaricare o criticare gli altri; nell’essere umili e modesti; nell’avere compassione, nell’aiutare il prossimo sacrificando se stessi.

Anche chi non crede nella rinascita può, attraverso il ragionamento, comprendere se effettivamente abbiamo bisogno o meno del Dharma nella nostra vita.
Vogliamo essere felici e vogliamo che anche i nostri amici lo siano. Abbiamo in abbondanza tutto ciò che ci occorre per vivere, eppure c’è sempre un disagio nella nostra mente e ci costringiamo a convivere con questa sensazione. Allora, possiamo cominciare ingannare i nostri amici, tradirli, fare i bulli e, a breve termine, guadagnare ricchezze e beni materiali, vestirci con eleganza, indossare un bell’orologio, mangiare del buon cibo e bere del buon tè. Ma non saremo mai felici se abbiamo ottenuto tutta quella ricchezza e quei beni attraverso il bullismo, l’umiliazione e l’inganno di altre persone. Potremmo temere di finire in tribunale a causa delle nostre azioni, ma poiché siamo noi ad avere ricchezza e potere, i nostri amici continueranno a parlare di noi con rispetto, evidenziando le nostre buone qualità, come se fossero ancora più grandi di quelle del Buddha. Ma alle nostre spalle ci malediranno e diranno cose terribili sul nostro conto e noi difficilmente riusciremo a trovare qualcuno a cui piacciamo davvero.

Quindi, se scegliamo di vivere in questo modo, anche se abbiamo molto da mangiare e da bere, dov’è la nostra felicità? Nel profondo della nostra mente saremo sempre infelici. Che la nostra condotta sia nota o meno agli altri, quando saremo in punto di morte sentiremo di aver vissuto la nostra vita in modo negativo saremo molto infelici. Non potremo portare con noi la ricchezza accumulata grazie alla nostra condotta scorretta: la nostra casa enorme, i nostri conti in banca non saranno di alcuna utilità quando dovremo affrontare la morte. Dovremo lasciarci alle spalle i parenti più stretti, i genitori e chiunque si sia preso cura di noi. Ma la cosa peggiore di tutte sarà che dovremo lasciare il nostro corpo. Quindi, qualsiasi ricchezza accumulata con l’inganno in questa vita non porterà alcun beneficio al momento della morte e potrà addirittura causarci ulteriori problemi e preoccupazioni: chi si prenderà cura dei nostri averi quando non ci saremo più? Potremmo provare una profonda angoscia al pensiero che, con la nostra morte, i nostri parenti, anche quelli di buon cuore, finiranno per farsi la guerra pur di mettere le mani sul nostro patrimonio. Che cosa c’è di positivo nel terminare la nostra vita in questo modo?

Se invece abbiamo sviluppato una natura gentile e vissuto con un buon cuore, restando calmi e sereni, pensando al bene del nostro prossimo e considerandoci sempre un gradino più in basso rispetto a loro, saremo sempre in grado di sopportare anche una temporanea scarsità di cibo; avremo comunque dei buoni amici che si comporteranno con noi come fossero la nostra famiglia. Poi, se ci dovesse capitare di trovarci di fronte a delle difficoltà, è probabile che qualcuno venga in nostro aiuto.

Noi buddhisti crediamo nella vita dopo la morte, e questo può essere dimostrato dal ragionamento. Dovremmo analizzare con mente aperta, pensando profondamente alla nostra esperienza. C’è sicuramente la vita dopo la morte. Per questo motivo, il karma collettivo degli esseri senzienti è la causa che ha prodotto il mondo in cui viviamo e il nostro karma individuale è la causa del tipo di vita che stiamo vivendo. Se non ci fosse vita dopo la morte, dovremmo sostenere che questo mondo è nato senza una causa, non c’è altra spiegazione.

Se viviamo in modo gentile e compassionevole ora, otterremo la felicità nella prossima vita, ma quanta sofferenza dovremo subire in questa e nella prossima vita se ci lasciamo andare a comportamenti scorretti? Questa è quindi una ragione valida per impegnarsi nella pratica del Dharma.

In breve, la gentilezza e il buon cuore portano la felicità; l’egoismo e la malevolenza portano solo infelicità e problemi.
Al mondo ci sono persone che non credono nel Dharma e lo criticano. Tocca quindi a noi spiegarlo e i motivi di critica spariranno. Il buon esempio dato da un praticante di Dharma, che agisce con buon cuore e con una mente compassionevole verso gli esseri senzienti e la società in generale, può essere apprezzato e accettato da tutti, indipendentemente dal fatto che credano o meno nella vita dopo la morte. Anche solo nella prospettiva di questa vita, compassione, gentilezza, tolleranza e generosità sono considerati atteggiamenti lodevoli da tutti, che siano o meno praticanti di Dharma.

Così l’essenza del Dharma risiede nel generare un buon cuore e la spiegazione completa di come generare un buon cuore si trova negli insegnamenti Mahayana.

Sua Santità il XIV Dalai Lama. Tradotto da Commentary on the Thirty Seven Practices of a Bodhisattva. (Library of Tibetan Works and Archives).

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