Buona reputazione, cattiva reputazione


Uno dei problemi peggiori per noi esseri ordinari è l’attaccamento alla buona reputazione. Rinunciare all’attaccamento al cibo o all’abbigliamento è relativamente semplice, ma rinunciare all’attaccamento alla reputazione è molto più complesso. Le lodi o critiche ci vengono rivolte direttamente, ma la reputazione è ciò che gli altri dicono e pensano di noi. Si tratta di un’opinione più generale, articoli di giornale che descrivono ciò che abbiamo fatto o i pettegolezzi sul nostro conto.

Volere essere ammirati a tutti i costi causa molte preoccupazioni e problemi, tutti creati da noi. Ottenere una buona reputazione richiede grandi sforzi e investimenti e poi, quando finalmente la otteniamo, non importa quanto successo abbiamo, continueremo sempre a essere preoccupati di perderla. Ci sono numerosi esempi di persone che lavorano incessantemente e spendono incredibili somme di denaro – milioni di dollari – per una buona reputazione, ma che non riescono mai a liberarsi, nel loro cuore, dalla sofferenza del pensiero di perdere tutto. (…)

Guardatemi: sono proprio una brava persona

Persino quando cerchiamo di creare buon karma, donando abiti o denaro ai mendicanti, se lo facciamo per il bisogno di essere ammirati, il pensiero degli otto dharma mondani impedisce alla nostra azione di diventare positiva. Potremmo credere di stare facendo qualcosa di buono, ma la nostra vera motivazione è la speranza che gli altri ci considerino molto generosi e gentili; oppure lo facciamo con il pensiero che in futuro, se dovessimo essere noi ad avere bisogno, quelli che abbiamo aiutato contraccambieranno la nostra generosità. Questa non è vera carità. Finché la nostra motivazione è macchiata dall’attaccamento alla reputazione, l’azione che compiamo non è pura generosità, puro Dharma.

Il bodhisattva Thogme Zangpo, un grande meditatore tibetano, ha detto:
Anche se, per un’azione caritatevole, donate molti oggetti materiali, se lo fate cercando una buona reputazione otterrete ben poco: i meriti vengono distrutti da un pensiero malvagio.
Se siamo ricchi e potenti, ci ritroviamo circondati da una marea di persone che pensano di poterne beneficiare e questo rende molto semplice approfittarne. È sotto gli occhi di tutti come la gente, attratta dal potere e dalle grandi ricchezze dei più facoltosi, cerchi sempre di lavorare per loro.

A volte, molto presto la mattina, una pesante rugiada può danneggiare i raccolti su cui si posa: l’umidità è vitale per la crescita delle piante, ma può anche ucciderle. Allo stesso modo, il merito di un atto di generosità può essere distrutto dal desiderio di una buona reputazione, che può trasformare un puro atto di carità in un’azione compiuta per la propria felicità mondana.

L’attaccamento a una buona reputazione può anche disturbarci durante la meditazione: ci sediamo con una postura perfetta e la nostra mente è occupata dal pensiero che gli altri dovrebbero essere invidiosi di quanto meravigliosamente stiamo meditando. Questo tipo di mente non è Dharma. Se non stiamo attenti a controllare costantemente la nostra motivazione mentre stiamo cercando di praticare il Dharma, le preoccupazioni mondane quasi certamente verranno a disturbarci.

Quello che proprio non vogliamo

Il rovescio della medaglia del desiderare una buona reputazione è il desiderio di essere liberi da quella cattiva. Quando le persone si lamentano di noi, ci criticano, fanno pettegolezzi a proposito dei nostri difetti e dei nostri errori, anche se si tratta solo di calunnie e falsità, nella nostra mente può sorgere un grande dolore e ci sentiamo molto infelici. Queste sensazioni sono causate dall’avversione per la cattiva reputazione.

Più desideriamo una buona reputazione, più forte diventa la nostra avversione nei confronti di quella cattiva. La nostra mente diventa depressa e aggressiva. Quando le persone perdono improvvisamente il lavoro, anche se è a causa di esuberi e non perché abbiano fatto qualcosa di sbagliato, spesso sentono in qualche modo di aver fallito. Soffrono di scarsa autostima e pensano che anche gli altri li considerino dei falliti. Ritengono la loro cattiva reputazione ingiustificata e a volte si fanno persino venire un esaurimento nervoso. C’è gente che è persino impazzita completamente per queste ragioni.

Se invece non desideriamo l’ammirazione del prossimo, il fatto che qualcuno parli male di noi ci lascia del tutto indifferenti. Che ci ammirino o meno, che godiamo di una buona reputazione o meno, la nostra mente rimane indisturbata. Indipendentemente dalle condizioni esterne, la nostra mente rimane stabile, tranquilla e conduciamo una vita fondata sull’equanimità. Quando tagliamo l’attaccamento alla buona reputazione, qualsiasi timore scompare automaticamente. Qualunque cosa si dica di noi, non abbiamo paura. Questo atteggiamento porta la pace nella nostra vita, nel nostro cuore e ci permette di praticare con purezza. (1)

Consigli per la pratica

La cattiva reputazione è uno strumento molto potente per la vostra pratica e dovreste utilizzarla in questo modo. Come disse una volta un geshe Kadampa: “Se qualcuno ti critica, questo distrugge i tuoi errori; spazza via immediatamente i tuoi errori. Se invece vieni lodato, il tuo ego si gonfia d’orgoglio”.
Queste che seguono sono alcune citazioni che vi aiuteranno a trasformare le condizioni sfavorevoli in felicità, considerandole come positive e favorevoli:

“La sofferenza è la scopa che spazza via il karma negativo.”

“La sofferenza è una manifestazione del vacuità (questo significa guardare alla natura della sofferenza come vacuità, meditando sulla sua vacuità). Dunque, la sofferenza non vi darà fastidio. Considerare la sofferenza reale e intrinsecamente esistente disturba la vostra mente, perché viene facilmente sopraffatta da un problema. Comprendere la vacuità della sofferenza permette alla mente di soverchiare i problemi come un’alluvione”.

“La sofferenza è la benedizione, la gentilezza del guru.” Qui per “benedizione” si intende la purificazione del karma negativo, che è la causa della sofferenza risultante. Attraverso la sofferenza il karma negativo si esaurisce.

Geshe Kharag Gomchung ha detto: “Le condizioni negative o avverse sono l’amico virtuoso; gli ostacoli sono l’ispirazione che vi persuade a praticare la virtù”.

“La sofferenza è il risultato del karma negativo, quindi non disprezzatela e non consideratela come un ostacolo”.

Trasformare le condizioni avverse in felicità, considerandole come condizioni positive e favorevoli, è il metodo per rendere di beneficio i problemi e le situazioni difficili usandoli come strumenti sul sentiero per l’illuminazione. In che modo? Meditando sull’amorevole gentilezza e sulla bodhicitta si arriva a distruggere l’ego e il pensiero egocentrico, che sono la causa di tutti gli ostacoli che incontriamo. Quindi, meditate sulla bodhicitta e sulla saggezza.

Usate tutte le critiche che ricevete e la vostra cattiva reputazione, che siano vere oppure no, per sconfiggere il vostro ego e il pensiero egocentrico che vi impedisce di raggiungere l’illuminazione. Finché nel vostro cuore c’è egocentrismo, non sarete in grado di raggiungere l’illuminazione e di beneficiare tutti gli esseri senzienti. Potete anche pensare alla gentilezza di chi vi critica: vi sta aiutando a distruggere il vostro ego. Di solito, non fate che proteggere il vostro ego e questo no fa che accrescerlo sempre più, ma adesso il vostro “nemico” vi sta aiutando a distruggere il vostro egocentrismo. È davvero il vostro amico più gentile!

Quello che dobbiamo fare, dunque, è sfruttare le situazioni indesiderate, le sconfitte, le perdite, ecc. come esperienze di grande utilità per tutti gli esseri senzienti e non solo per rendere la propria vita emotivamente felice e pacifica.

Ci sono molti altri insegnamenti sulla trasformazione del pensiero, tanti metodi per rendere la vostra esperienza di vita più vantaggiosa per voi stessi e per gli altri. La loro essenza è: se siete felici, rendete la vostra felicità di beneficio per gli esseri senzienti; se state soffrendo, usate la vostra sofferenza per portare la felicità agli altri. In questo modo, qualunque esperienza viviate, potrete usarla sul sentiero. Non c’è interruzione nella pratica del Dharma e la vita diventa più benefica.

Go Tsampa ha detto: “Gli errori degli altri sono i miei errori. Chiarite la apparenza dell’errore nella divinità”. Questo significa che il modo in cui veniamo trattati dagli altri è il risultato del nostro karma. Se avete una cattiva reputazione dovete necessariamente averne creato la causa. Riuscite a capire che cosa sta dicendo questo yogi? La seconda parte del suo insegnamento dice di guardare la persona che parla male di voi come il vostro guru di visualizzarla sotto forma di divinità. Questo metodo impedisce che sorgano la rabbia e i pensieri emotivi negativi di cui poi si dovranno sperimentare gli effetti.

Gheshe Kharag Gomchung ha detto: “Vivere questa piccola sofferenza ora mette fine al karma negativo e porterà la felicità nelle vite future. dal momento che ti permette di esaurire il tuo karma negativo, sii felice per la sofferenza”. (2)

(1) Lama Zopa Rinpoche – Tratto da Come Praticare il Dharma

(2) Lama Zopa Rinpoche – Tradotto da Transforming Criticism – LamaYeshe.com

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