Alla radice dell’infelicità e della frustrazione


Chi ha compreso l’intera evoluzione del samsara sa anche che è l’ignoranza a spingerci a dedicare tutta la nostra vita, dall’inizio alla fine, a una ricerca senza sosta del piacere temporale. Quindi c’è bisogno di meditazione, e non solo per chi si considera una persona religiosa, ma anche per chi non lo è. La liberazione, infatti, non è solo per i credenti.

Se analizzate la vostra situazione, il vostro stile di vita, anche se non siete religiosi vi renderete conto di quanto siete confusi e insoddisfatti e di come quella che considerate felicità, che nasce dall’attaccamento, non vi dia mai veramente il piacere che cercate. Comprenderete anche che è quando vi sentite infelici che vi arrabbiate più facilmente e che, in assenza di piacere o di dolore, spesso non rimane altro che noia.

Questo è il samsara. Tutta la vostra vita diventa samsara e non perché avete un corpo, ma a causa dell’ignoranza, dell’attaccamento e di una certa opacità mentale. Questo è ciò che fa della vostra vita il samsara, o esistenza ciclica: continuare a girare in tondo senza sosta.

Ipersensibilità emotiva

La meditazione può liberarvi da questa incessante ipersensibilità emotiva, rendere la vita più tranquilla e con meno aspettative, perché vi permette di comprendere la vera natura delle cose e quanto sia limitato il piacere che offrono. Se ci aspettiamo che i nostri vestiti ci piacciano in eterno, ne rimarremo inevitabilmente delusi.

Anche gli altri esseri umani non possono darvi un piacere infinito; un monaco himalayano come me non può darvi un piacere eterno. Il vostro eterno piacere è una vostra responsabilità. Ed è così, per chiunque. Non è possibile per una persona dare un piacere eterno a un’altra; ognuno deve fare uno sforzo individuale per sviluppare la propria mente.

Gli occidentali, credenti o non credenti, sono molto ambiziosi nel voler aiutare gli altri; avete davvero delle ottime intenzioni e tantissime aspettative. Sentite di voler aiutare gli altri, volete fare qualcosa per il vostro prossimo. Ma anche questo può essere un trip dell’ego.

In ogni caso, da qualche parte dentro di voi, c’è la motivazione di voler aiutare gli altri, soprattutto quando vi sentite infelici oppure annoiati. Ma voler aiutare gli altri quando si è tristi, quando si soffre, è troppo emotivo. Siete confusi e frustrati e finché siete insoddisfatti non potete dare soddisfazione agli altri. È così al cento per cento. Finché siete ubriachi della vostra infelicità non potete portare la felicità al vostro prossimo, non potete liberarlo dalla sofferenza. È impossibile.

Aiutare gli altri non significa semplicemente alleviarne il dolore fisico. Non è questo il senso perché la vera fonte della sofferenza non è il corpo. La fonte essenziale e fondamentale di qualsiasi sofferenza è la mente. La mente ci fa soffrire, la mente ci rende felici. La mente è la fonte di ogni felicità e infelicità. Tutto viene dalla mente, dall’energia della mente.

Quindi, se volete davvero aiutare gli altri, dovete capire la mente. Ma se non ne conoscete la natura non potete nemmeno curare la vostra di infelicità. Finché non avrete curato la malattia della vostra infelicità emotiva, non c’è modo che possiate aiutare gli altri a farlo. È solo un sogno, un’illusione.

Forse, a questo punto, starete pensando: “Chi dice che la mia vita è infelice? Dici che la mia vita è miserabile, ma ti sbagli. Ho un lavoro, una casa, un giardino; posso andare al cinema, posso guardare la televisione, posso farlo, posso fare quello che voglio”.

Sì, potete fare tutto questo, ma con quale mente? La mente che sperimenta tutte le cose che avete appena elencato è davvero felice? Posso farvi una domanda a titolo personale: tutto ciò che pensate essere felicità è davvero felicità oppure no? I tibetani dicono: “Un maiale vive in un recinto sporco, ma pensa che sia un palazzo”. Non fate così anche voi?

Una vaga idea di felicità

Ognuno di noi ha delle nozioni preconcette di ciò che costituisce la felicità e l’infelicità. Persone diverse hanno idee diverse, ma in generale è così. Quindi dovete indagare se ciò che ritenete essere la felicità lo sia veramente. Se riflettete, profondamente e con una mente penetrante e meditativa, vi renderete conto che in realtà quella che chiamate felicità è solo infelicità. Se riuscite a comprenderlo è una specie di realizzazione, un’intuizione che può essere l’inizio del vostro viaggio alla ricerca della liberazione.

Fino a quando sarete convinti che un porcile sia uno splendido mandala, anche se sostenete di essere alla ricerca della liberazione non lo starete facendo sul serio. È impossibile, perché siete ancora intrappolati nella condizione creata dall’ombra tetra dell’ignoranza nella vostra mente.

Non sto cercando di essere drammatico. Non sto dicendo che tutta la vita è orrenda e brutta. Non sto dicendo che tutto è miserabile e senza speranza, che non c’è futuro su questa terra e che fareste meglio a tagliarvi i polsi. Ognuno di noi ha un’idea di cos’è la felicità e cosa non lo è; tutti abbiamo questa concezione sbagliata. Dobbiamo riconoscerla e lasciar perdere. Se riuscite a farlo troverete l’equilibrio, smetterete di essere troppo ambiziosi, di avere sempre delle aspettative irrealistiche. Accetterete il fatto che la vita cambia in continuazione. Se qualcuno commette un errore, lo accettate. Non avrete più una mente ipersensibile che reagisce emotivamente in modo spropositato e fa andare il vostro umore su e giù, su e giù per tutto il tempo. Perché avrete capito come vanno le cose.

Rapporti umani

Siamo tutti interdipendenti. Gli esseri umani sono costantemente coinvolti con altri esseri umani e tutta questa interazione tra persone che hanno un’ambizione estrema nella loro mente è causa di conflitti. Creiamo problemi l’uno per l’altro. Tutto proviene dalla mente.

Ho sentito dire che la metà dei matrimoni finisce con il divorzio. Riuscite a immaginare quanti milioni di persone devono essere infelici per questo motivo? Allora, da dove viene veramente la loro infelicità? Due persone si incontrano, stanno insieme, si sposano e poi divorziano “addio, non mi piaci più”. Qual è la causa di tutto questo? Ragionate. Nasce dall’ambizione emotiva, dalle aspettative, dall’attaccamento alle proprie idee fisse, dalle illusioni e dalle afflizioni mentali. Due persone si conoscono: “Oh, sei cosi’ bella, fantastica”. Si ha la sensazione di aver trovato qualcuno di veramente speciale e prezioso e questa fantasia scatena una incredibile quantità di aspettative. Aspettative che ovviamente non possono essere soddisfatte: non c’è modo che un’altra persona possa darvi la completa soddisfazione che cercate, così prima o poi vi separate. Sapete bene come vanno queste cose.

Sono esperienze umane comuni. Se riuscite a comprendere in che modo e perché due persone prima si mettono insieme e poi si separano finendo per rendersi infelici a vicenda, questo è il lam-rim! Questa è l’essenza del lam-rim. Non dovete crederci per fede; non vi serve la religione per comprendere la verità di tutto questo. Potete verificarlo scientificamente.

Gli insegnamenti del Buddha sono così semplici. Dovete solo esaminare la vostra vita. Indagare sul modo in cui vivete è il primo passo verso la rinuncia. Una volta che avrete sviluppato la rinuncia al samsara sarete sulla via della liberazione. Conoscere il funzionamento del samsara è di per sé rinuncia.

Non pensate però, come fanno molti, che la rinuncia significhi privarsi di qualcosa di desiderabile. C’è un fuoco pericoloso che brucia dentro di voi ed è quello che dovete spegnere. Ciò a cui dovete rinunciare, ciò che dovete lasciar andare, è la mente che arde di desiderio e bramosia. È questo che vi brucia.

Lama Thubten Yeshe – Tradotto da That’s the Lam-rim! – LamaYeshe.com

Categories: Lama Thubten YesheTags: , , , ,

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.