Molti secoli fa, gli esseri umani si sono resi conto dell’importanza di sfruttare la propria intelligenza. Hanno elaborato la scrittura e poi l’educazione formale. L’istruzione è vitale, ma è importante ricordarci qual è il vero scopo dell’istruzione. A che cosa serve infatti accumulare conoscenze se questo non porta a una vita più felice? A tutti è capitato di conoscere persone che, pur avendo ricevuto un’ottima formazione, non erano affatto felici. L’educazione può aver portato loro una grande abilità nel pensiero critico e maggiori aspettative, ma non essendo riusciti a metterle in pratica hanno ottenuto solo ansia e frustrazione. È chiaro quindi l’istruzione da sola non garantisce una vita più felice.

Penso all’istruzione come a uno strumento che possiamo usare per fini costruttivi o distruttivi. Si potrebbe pensare che l’obiettivo dell’educazione sia semplicemente quello di aumentare la propria capacità di accumulare ricchezza, beni materiali o potere. Ma così come la semplice conoscenza di per sé non è sufficiente a renderci felici, anche le cose materiali o il potere da soli non possono eliminare sofferenze e scontento. Ci deve essere necessariamente qualche altro fattore nella nostra mente che crea le basi per una vita felice, qualcosa che ci permette di gestire efficacemente le difficoltà della vita.

Sua Santità il XIV Dalai Lama del Tibet

Di solito mi descrivo come un semplice monaco buddhista e la mia educazione formale non è stata particolarmente vasta. So qualcosa sulla filosofia e sui testi buddhisti, ma sono stato uno studente piuttosto pigro durante i miei primi anni di studio, quindi la mia conoscenza anche di quel campo è limitata. Inoltre, non ho imparato quasi nulla di matematica, storia o la geografia. Inoltre, da giovane, conducevo una vita abbastanza agiata. I Dalai Lama non erano milionari, ma la mia vita era comunque privilegiata. Così, quando i cinesi invasero il Tibet e dovetti fuggire dalla mia terra natale, avevo solo una conoscenza limitata degli insegnamenti buddhisti e poca esperienza nell’affrontare i problemi ordinari. Mi sono trovato improvvisamente gravato di un grande fardello di responsabilità e l’addestramento che avevo ricevuto è stato messo alla prova. In quegli anni, il mio amico più affidabile è stata la mia qualità interiore di compassione.

La compassione genera forza interiore e verità. Con la verità, non si ha nulla da nascondere e non si dipende dalle opinioni altrui. La fiducia in se stessi permette di affrontare qualsiasi problema senza perdere la speranza e la determinazione. Sulla base della mia esperienza, posso dire che quando la vita diventa difficile e si affrontano una serie di ostacoli, se si mantiene la propria determinazione e si continua a fare uno sforzo, allora anche i problemi diventano davvero molto utili, perché ampliano e approfondiscono la propria esperienza. Ecco perché penso che la compassione sia la qualità più preziosa.

Che cos’è la compassione

Che cos’è la compassione? La compassione implica un sentimento di vicinanza agli altri, un rispetto e un affetto che non si basano sul loro atteggiamento nei nostri confronti. Tendiamo a provare affetto solo per le persone che sono importanti per noi. Questo tipo di sentimento di vicinanza non si estende però ai nostri nemici e a coloro che pensano male di noi. La vera compassione, invece, vede che tutti, proprio come noi, vogliono una vita felice e di successo e non vogliono soffrire. Questo tipo di sentimento e preoccupazione può essere esteso sia agli amici che ai nemici, indipendentemente dai loro sentimenti nei nostri confronti. Questa è vera compassione.

L’amore ordinario è di parte e si mescola all’attaccamento. Come altre emozioni afflittive, l’attaccamento non si basa sulla realtà, ma sulle nostre proiezioni mentali. Esagera la realtà. Può esserci del bene, ma l’attaccamento ce lo fa vedere come se fosse il cento per cento. La compassione invece si avvicina molto alla realtà.

La domanda allora è se possiamo coltivare questo genere di compassione. In base alla mia esperienza personale, la risposta è sì. È possibile perché tutti possediamo il seme della compassione, che è la natura stessa della nostra esistenza umana. La nostra stessa sopravvivenza come esseri umani, specialmente nei nostri primi anni di vita, dipende quasi completamente dall’affetto e dalla compassione degli altri. Siamo sopravvissuti fino a ora solo perché all’inizio della nostra vita, nostra madre – o qualcun altro, naturalmente – si è presa cura di noi. Se fosse stata negligente anche solo per uno o due giorni, saremmo morti.

Come esseri umani, usando la nostra intelligenza, possiamo estendere questo senso di cura per ogni forma di vita. La necessità di coltivare e valorizzare sistematicamente questa capacità naturale è oggi più urgente che mai. Il mondo contemporaneo è profondamente interconnesso e sta diventando sempre più piccolo. Nonostante le differenze politiche, ideologiche e in alcuni casi religiose, è inevitabile lavorare e vivere insieme. Questa è la realtà. Quindi il ruolo della compassione a livello internazionale è di vitale importanza.

Il mondo in cui viviamo

Ogni giorno, i media riferiscono di spargimenti di sangue e attività terroristiche. Questi eventi non si verificano senza cause o condizioni. Penso che alcuni degli eventi che affrontiamo oggi affondino le proprie radici nel XVIII, XIX e XX secolo. Purtroppo, ci sono ancora alcuni che cercano deliberatamente sollecitare la rabbia e l’aggressività della gente per i propri scopi politici. Qual è il modo migliore per affrontare questa violenza? Di certo non aumentando violenza e spargimenti di sangue. I problemi causati dalla violenza non possono essere risolti con la violenza.

In primo luogo, la violenza per sua natura è imprevedibile. Si può iniziare con un certo grado di violenza “limitata”, ma poi si perde il controllo. In secondo luogo, la violenza danneggia gli altri e quindi crea più odio nella mente degli altri. Questo a sua volta crea i semi per problemi futuri. La guerra è una forma legalizzata di violenza. Nei tempi antichi, quando i paesi erano meno dipendenti l’uno dall’altro, la distruzione di un nemico poteva essere interpretata come una vittoria per se stessi. Ma oggi, a causa della profonda interconnessione di tutte le nazioni, la guerra è inefficace. La distruzione del tuo nemico finisce per distruggere te stesso. Pertanto, di fronte a conflitti o interessi in competizione, il modo migliore – anzi, l’unico modo efficace – per risolverli è il dialogo. Dovete rispettare gli interessi degli altri, i desideri degli altri e scendere a compromessi, perché se trascurate i loro interessi , alla fine sarete i primi a soffrirne. Dovete prendervi cura degli interessi altrui.

Spesso dico che il XX secolo è stato un secolo di violenza, e attraverso quell’esperienza sappiamo che la violenza non può risolvere i problemi. L’unico modo per risolverli è con una soluzione pacifica. Pertanto, il XXI secolo dovrebbe essere il secolo del dialogo. Per questo abbiamo bisogno di determinazione, pazienza e di una prospettiva più ampia. Anche in questo caso, la compassione ha un ruolo importante. In primo luogo, come ho detto, ci dà fiducia in noi stessi. La compassione ci porta a un profondo riconoscimento dei diritti altrui. La compassione ci dà anche una mente calma, e con una mente calma possiamo comprendere la realtà più chiaramente. Quando la nostra mente è dominata da emozioni afflittive, non possiamo capire la realtà e prendiamo decisioni sbagliate. La compassione ci dà una visione più olistica.

Rispetto i leader politici del mondo, ma a volte penso che dovrebbero avere più compassione. Se anche uno solo di loro coltivasse più compassione, allora milioni di persone innocenti otterrebbero la pace. Molti anni fa, in una funzione ufficiale in India, ho incontrato un politico dello stato indiano del Bengala orientale. L’incontro prevedeva una discussione sull’etica e la spiritualità, e quell’uomo disse: “Come politico non so molto di queste cose”. Probabilmente stava solo facendo il modesto, ma l’ho garbatamente rimproverato. I politici hanno bisogno di più etica, più spiritualità, ho detto. Se un praticante religioso in un’area remota del pianeta fa qualcosa di dannoso, probabilmente non ha un effetto globale. Ma quando i leader e i politici non sono consapevoli e compassionevoli, è molto pericoloso.

Credo che la compassione non sia una questione religiosa. Alcune persone pensano che la compassione e il perdono siano appannaggio della religione e che se la gente ha una visione negativa della religione può diventare negative anche su queste cose. È un errore. Accettare o meno una religione è una scelta individuale, ma finché l’umanità abita questo mondo, questi valori più profondi sono cruciali e non devono essere trascurati. Tutti si sforzano per far crescere la prosperità materiale. Va bene, ma se nel frattempo trascuriamo il nostro mondo interiore o i valori interiori, non saremo mai felici. Dobbiamo combinare lo sviluppo materiale con lo sviluppo dei valori umani interni. Dobbiamo sviluppare il rispetto, l’amore e il senso di compassione: solo così avremo una vita più felice, famiglie più felici, comunità più felici e, alla fine, un mondo più felice. Abbiamo bisogno di queste qualità interiori. Questo dovrebbe essere l’obiettivo ultimo dell’educazione oggi.

Sua Santità il XIV Dalai Lama – Tradotto da The middle way: faith grounded in reason