Che cos’è la mente


Uno dei principi fondamentali nel buddhismo è quello dell’ “origine dipendente”: tutti i fenomeni, sia le esperienze soggettive sia gli oggetti esterni, nascono in dipendenza da cause e condizioni; nulla nasce senza una causa. Alla luce di questo principio, diventa fondamentale capire che cos’è la causalità e quali tipi di cause esistono. Nella letteratura buddhista, sono citate due categorie principali di causalità: le cause esterne, sotto forma di oggetti ed eventi fisici e le cause interiori, come gli eventi cognitivi e mentali.

La ragione per cui la comprensione della causalità è così importante nel pensiero e nella pratica buddhista è che essa riguarda direttamente le sensazioni e le percezioni di dolore e piacere degli esseri senzienti e le altre esperienze che dominano la loro vita, le quali derivano non solo da meccanismi interiori, ma anche da cause e condizioni esterne. Pertanto è fondamentale comprendere non solo il funzionamento interiore delle cause mentali e cognitive, ma anche il loro rapporto con il mondo materiale esterno.

Il fatto che le nostre esperienze interiori di piacere e dolore sono della natura degli stati mentali e cognitivi soggettivi è per noi molto evidente. Ma il modo in cui questi eventi soggettivi interiori si relazionano con le circostanze esterne e il mondo materiale pone un problema cruciale. La questione dell’esistenza di una realtà fisica esterna, indipendente dalla coscienza e dalla mente degli esseri senzienti, è stata ampiamente discussa dai pensatori buddhisti. Naturalmente, vi sono opinioni divergenti tra le varie scuole di pensiero filosofico. Una di queste scuole [Cittamatra] afferma che non esiste una realtà esterna, nemmeno oggetti esterni, e che il mondo materiale che percepiamo è in sostanza una mera proiezione della nostra mente. Da molti punti di vista, questa conclusione è piuttosto estrema. Dal punto di vista filosofico, e concettualmente, sembra più coerente mantenere una posizione che accetta la realtà non solo del mondo soggettivo della mente, ma anche degli oggetti esterni del mondo fisico.

Ora, se esaminiamo le origini delle nostre esperienze interiori e della materia esterna, ci rendiamo conto che c’è una fondamentale uniformità nella natura della loro esistenza: l’una e l’altra sono governate dal principio di causalità. Nel mondo interiore degli eventi mentali e cognitivi, ogni momento dell’esperienza, proviene dal suo precedente continuum, e così via all’infinito. Allo stesso modo, nel mondo fisico ogni oggetto ed evento deve avere un continuum precedente che ne è la causa e che è l’origine del momento presente della materia esterna.

In alcuni testi buddhisti leggiamo che, per quanto riguarda l’origine del suo continuum, il mondo macroscopico della nostra realtà fisica può essere ricondotto, in ultima analisi, a uno stato originale in cui tutte le particelle materiali sono condensate in quelle che sono chiamate “particelle spaziali”. Se tutta la materia fisica del nostro universo macroscopico può essere ricondotta a uno stato originale, allora sorge la domanda su come queste particelle interagiscono tra loro e si siano evolute in un mondo macroscopico capace di avere un’influenza diretta sulle esperienze interiori di piacere e dolore degli esseri senzienti. Per rispondere a questo quesito, i buddhisti si affidano alla dottrina del karma, il funzionamento invisibile delle azioni e dei loro effetti, che fornisce una spiegazione di come queste particelle spaziali inanimate evolvano in varie manifestazioni.

Il funzionamento invisibile delle azioni, o forza karmica (karma significa azione), è intimamente legato alla motivazione nella mente umana che dà origine alle azioni. Pertanto, la comprensione della natura della mente e del suo ruolo è cruciale per la comprensione dell’esperienza umana e del rapporto tra mente e materia.

Anche sulla base della nostra esperienza personale possiamo comprendere che il nostro stato d’animo gioca un ruolo importante nella nostra esperienza quotidiana e nel benessere fisico e mentale. Se una persona ha una mente calma e stabile, questo influenza il suo atteggiamento e il suo comportamento nei confronti degli altri. In altre parole, se qualcuno ha uno stato d’animo calmo, tranquillo e pacifico, l’ambiente esterno o le condizioni esterne gli possono causare solo un disturbo limitato. Ma è estremamente difficile per qualcuno il cui stato mentale è inquieto essere calmo o gioioso, anche quando è circondato dalle migliori condizioni e dai migliori amici. Questo indica che il nostro atteggiamento mentale è un fattore critico nel determinare la nostra esperienza di gioia e di felicità, e quindi anche della nostra buona salute.

Per riassumere, ci sono due ragioni per cui è importante capire la natura della mente. Primo è perché c’è una connessione intima tra la mente e il karma. Secondo perché il nostro stato d’animo gioca un ruolo cruciale nella nostra esperienza di felicità e sofferenza. Se comprendere la mente è molto importante, che cos’è la mente e qual è la sua natura?

La letteratura buddhista, sia i sutra sia i tantra, contiene ampie discussioni sulla mente e la sua natura. Il Tantra, in particolare, analizza i vari livelli di sottigliezza della mente e della coscienza. I sutra non parlano molto della relazione tra i vari stati d’animo e i corrispondenti stati fisiologici. Il Tantra, invece, è pieno di riferimenti ai vari livelli di sottigliezza della coscienza e al loro rapporto con gli stati fisiologici, come i centri di energia vitale all’interno del corpo, i canali energetici, le energie che fluiscono all’interno di questi canali e così via. I Tantra spiegano anche come, manipolando i vari fattori fisiologici attraverso specifiche pratiche meditative, si possono produrre vari stati di coscienza.

Secondo il Tantra, la natura ultima della mente è essenzialmente pura. Questa natura incontaminata è chiamata “chiara luce”. Le varie emozioni afflittive come il desiderio, l’odio e la gelosia sono prodotti del condizionamento. Non sono qualità intrinseche della mente ed è per questo che la mente può esserne purificata. Quando la chiara luce della mente è oscurata o inibita dall’esprimere la sua vera essenza, a causa del condizionamento delle emozioni e dei pensieri afflittivi, si dice che la persona è imprigionata nell’esistenza ciclica, il samsara. Ma quando, applicando tecniche e pratiche meditative appropriate, l’individuo è in grado di sperimentare pienamente la chiara luce della mente, libera dall’influenza e dai condizionamenti degli stati afflitti, è sulla via della vera liberazione e della piena illuminazione.

Quindi, dal punto di vista buddhista, sia la schiavitù sia la vera liberazione dipendono dai vari stati di questa mente di chiara luce e lo stato risultante che i meditatori cercano di raggiungere attraverso l’applicazione di varie tecniche meditative è quello in cui questa natura ultima della mente manifesta pienamente tutto il suo potenziale positivo: l’illuminazione, o natura di buddha. La comprensione della mente di chiara luce diventa quindi cruciale nel contesto della pratica spirituale.

In generale, la mente può essere definita come un’entità che ha la natura di mera esperienza, cioè “chiarezza e conoscenza”. E’ la natura del conoscere che viene chiamata mente ed è immateriale. Ma all’interno della categoria della mente ci sono anche livelli grossolani, come le nostre percezioni sensoriali, che non possono funzionare o addirittura sorgere senza dipendere da organi fisici come i nostri sensi. E all’interno della categoria della sesta coscienza, la coscienza mentale, ci sono varie divisioni, o tipi di coscienza mentale, che per sorgere dipendono fortemente dalla loro base fisiologica, il nostro cervello. Questi tipi di mente non possono essere compresi in modo separato dalle rispettive basi fisiologiche.

Ora si pone una questione cruciale: come è possibile che questi vari tipi di eventi cognitivi – percezioni sensoriali, stati mentali e così via – possano esistere e possedere questa natura di conoscenza, luminosità e chiarezza? Secondo la scienza buddhista della mente, questi eventi cognitivi possiedono la natura di conoscere a causa della natura fondamentale di chiara luce che è alla base di tutti gli eventi cognitivi. Questo è ciò che ho descritto prima come la natura fondamentale della mente, la natura di chiara luce della mente. Pertanto, quando nella letteratura buddhista sono descritti i vari stati mentali, troverete dissertazioni sui diversi tipi di condizioni che danno origine agli eventi cognitivi. Per esempio, nel caso delle percezioni sensoriali, gli oggetti esterni servono come condizione oggettiva, o causale; il momento immediatamente precedente della coscienza è la condizione immediata; e l’organo di senso è la condizione fisiologica. È sulla base dell’aggregazione di queste tre condizioni – causale, immediata e fisiologica – che si verificano esperienze come le percezioni sensoriali.

Un’altra caratteristica distintiva della mente è che ha la capacità di osservare se stessa. La questione della capacità della mente di esaminare se stessa è stata a lungo una questione filosofica importante. In generale, ci sono diversi modi in cui la mente lo può fare. Per esempio, nel caso in cui si esamina un’esperienza passata si ricorda e si analizza quell’esperienza. Ma abbiamo anche esperienze durante le quali la mente che osserva prende coscienza di se stessa mentre è impegnata nella sua esperienza di osservazione. In questo caso, poiché sono presenti contemporaneamente sia gli stati mentali osservati che quelli che osservano, non possiamo spiegare il fenomeno della mente che diventa consapevole di sé stessa facendo appello al fattore del tempo trascorso, come nel caso dei ricordi, perché soggetto e oggetto sono simultanei.

Quindi è importante capire che quando parliamo di mente stiamo parlando di una rete molto intricata di eventi mentali e stati diversi. Attraverso le proprietà introspettive della mente possiamo osservare, per esempio, quali pensieri specifici sorgono in un dato momento, quali oggetti trattiene la nostra mente, che tipo di intenzioni abbiamo e così via. In uno stato meditativo, per esempio, quando si sta meditando e coltivando la concentrazione su un singolo punto, si applica costantemente la facoltà introspettiva per verificare se l’attenzione mentale è focalizzata in modo univoco sul suo oggetto, se c’è qualche distrazione, se sorge del torpore. In questa situazione, si applicano vari fattori mentali e quindi non è come se una sola mente stesse esaminando se stessa. Piuttosto, per esaminare la mente si stanno applicando diversi tipi di fattori mentali.

Nelle nostre esperienze quotidiane possiamo osservare che, soprattutto a livello grossolano, la nostra mente è interconnessa e dipendente dagli stati fisiologici del corpo. Proprio come il nostro stato mentale, sia esso depresso o gioioso, influisce sulla nostra salute fisica, così anche il nostro stato fisico influisce sulla nostra mente.

Come ho detto prima, la letteratura tantrica buddhista cita specifici centri energetici all’interno del corpo che possono avere qualche connessione con quello che alcuni neurobiologi chiamano il secondo cervello, il sistema immunitario. Questi centri energetici svolgono un ruolo cruciale nell’incrementare o nel diminuire gli stati emotivi nella nostra mente. È a causa dell’intimo rapporto tra mente e corpo e dell’esistenza di questi speciali centri fisiologici all’interno di esso che gli esercizi fisici di yoga e l’applicazione di speciali tecniche meditative, finalizzate all’addestramento della mente, possono avere effetti positivi sulla salute. È stato dimostrato, ad esempio, che applicando tecniche meditative appropriate, possiamo controllare la respirazione e far salire o scendere la temperatura corporea.

Inoltre, così come possiamo applicare varie tecniche meditative durante lo stato di veglia, sulla base della comprensione del sottile rapporto tra mente e corpo possiamo anche praticare varie meditazioni mentre sogniamo. L’implicazione del potenziale di tali pratiche è che, a un certo livello, è possibile separare i livelli grossolani di coscienza dagli stati fisici grossolani e arrivare a un livello più sottile di mente e corpo. In altre parole, è possibile separare la mente dal corpo fisico grossolano. Si potrebbe, ad esempio, separare la mente dal corpo durante il sonno e fare qualche lavoro extra che non potete svolgere nel corpo normale. Tuttavia, potreste non essere pagati per questo extra!

C’è quindi uno stretto legame tra corpo e mente, sono complementari. Sono molto lieto di vedere che alcuni scienziati stanno conducendo ricerche significative sul rapporto mente/corpo e le sue implicazioni per la nostra comprensione della natura del benessere mentale e fisico.

Man mano che le conoscenze che traiamo da tali ricerche aumentano, non c’è dubbio che la nostra comprensione della mente e del corpo, ma anche della salute fisica e mentale, si arricchirà notevolmente. Alcuni studiosi moderni ormai considerano il Buddhismo non tanto come una religione, ma come una scienza della mente.

Sua Santità il XIV Dalai Lama – Tradotto da What is the Mind? – LamaYeshe.com

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