La mente e il suo potenziale /2


Possiamo iniziare a considerare le persone che abitualmente ci irritano e ci fanno arrabbiare come estremamente utili per noi. È un punto molto importante: per coltivare determinate qualità abbiamo necessariamente bisogno di avere a che fare con il loro opposto. Per trasformare la nostra rabbia e irritazione in tolleranza e pazienza abbiamo bisogno di situazioni e persone irritanti. Tolleranza e pazienza sono menti molto forti e potenti, ma comunemente vengono considerate forme di debolezza. In realtà è chi si arrabbia e si irrita quando si sente contrariato a essere debole. Pensate a tutti gli eroi dei film d’azione: sono dei gran smidollati che sanno solo rispondere a un’aggressione con un’aggressione. Questo non è essere forti. Essere forti significa saper trasformare un’aggressione in qualcosa di estremamente potente.

Imparare la pazienza

Quando abbiamo a che fare con qualcuno che ci dà veramente fastidio, anziché arrabbiarci possiamo riconoscere che quella persona, o situazione, ci sta realmente aiutando sul sentiero perché senza qualcuno che ci irrita come possiamo imparare a essere pazienti? Se siamo sempre circondati da persone gentili e amichevoli è facilissimo essere gentili e amichevoli, ma non impariamo nulla. È facile essere carini con chi è carino con noi.

Il punto è sviluppare la capacità di essere amichevoli e pazienti anche verso chi si comporta in maniera odiosa. Pertanto, se incontriamo una persona difficile, anziché arrabbiarci con lei e considerarla un ostacolo al nostro essere “persone spirituali” dovremmo pensare “Grazie di cuore per essere così insopportabile! Mi sarai di grandissimo aiuto con la mia pratica, perché la pazienza e la tolleranza sono qualità importantissime, indispensabili sul sentiero del bodhisattva verso l’Illuminazione e senza qualcuno come te – che sei veramente tremendo – come potrei impararle?”

Nei sutra si dice di porre queste persone sul nostro capo come se fossero i nostri maestri. L’importante, in ogni caso, è pensare “Questa è la mia pratica e quindi ti ringrazio” e provare una sorta di gratitudine verso chi è difficile nei nostri confronti. In questo modo diventiamo più forti e soprattutto andiamo al di là della speranza e della paura perché abbiamo capito che anche nelle circostanze più difficili della nostra vita c’è qualcosa che possiamo imparare, molto di più di quando viviamo una situazione semplice.

Una volta in India, dopo 12 anni di ritiro sull’Himalaya, accompagnai un mio amico da un astrologo e gli raccontai che per il futuro avevo due opzioni: ritornare in ritiro oppure aprire un monastero femminile. L’astrologo fece un consulto e mi disse: “Se riprendi il ritiro tutto sarà molto pacifico e utile, sarai molto felice. Se apri un monastero femminile incontrerai molte difficoltà, molti problemi, molte sfide. Ma entrambe le opzioni sono buone, quindi… decidi tu”. Così naturalmente pensai “Ottimo, me ne torno in ritiro”, ma poi ho parlato con un sacerdote cattolico e lui mi ha detto: “Devi aprire un monastero femminile, è ovvio! Tutti noi siamo come pezzi di legno grezzo; massaggiare il nostro ego con seta e velluto è sicuramente piacevole, ma non diventiamo certo più lisci. Per ammorbidirci abbiamo bisogno della “carta vetrata”.

Le persone e le circostanze difficili che incontriamo nella vita sono la nostra carta vetrata che ci rende più “levigati”, che ci fanno risplendere. Sono davvero importanti. Questo naturalmente non significa che quando ci troviamo in una situazione di abuso dobbiamo accettarla e continuare a subire; quel tipo di situazione va contrastata e gestita con determinazione e forza. Ricordiamoci che Cenresig, il bodhisattva della compassione, raffiguarato bianco, sorridente, radiante luce e pacifico, ha anche un aspetto adirato, Mahakala, il capo di tutti i protettori nel buddhismo tibetano, nero, arrabbiatissimo e con un aspetto che incute terrore a significare che talvolta le forze negative o le difficoltà non possono essere superate con mezzi pacifici, a volte bisogna adottare mezzi più drastici, anche se l’energia che ne sta alla base non è mai la rabbia, ma la compassione. E’ un po’ come con i bambini piccoli: non si può dire loro con grande dolcezza, calma e tranquillità “per favore, tesoro potresti non mettere le manine nell’acqua bollente!” quando stanno per ustionarsi.

Diventare ciò che siamo

Dobbiamo comprendere che siamo al mondo per imparare, per crescere e per diventare esseri umani maturi e alla fine sviluppare il pieno potenziale della nostra mente, l’illuminazione. Quindi, a parte i periodi in cui siamo in ritiro, è la vita di tutti i giorni la nostra pratica di Dharma. La vita quotidiana non è un ostacolo alla pratica, è la pratica stessa.

Imparare a coltivare qualità come la generosità, la pazienza, l’entusiasmo, l’etica, la qualità di essere presenti nel momento presente, comprendere davvero che cosa sta pensando la mente, sradicare o trasformare il negativo e incoraggiare e coltivare il positivo per fare realmente tutto il possibile per il bene degli altri esseri senzienti che stanno facendo questo viaggio con noi: questo è essenziale.

La famiglia, gli amici, i colleghi, tutta la nostra vita sono la nostra pratica di Dharma perché ogni cosa è vissuta attraverso la mente e quindi, che siamo in ritiro, in mezzo ai parenti o in ufficio, la nostra mente è sempre con noi e il modo in cui la coltiviamo è il punto essenziale. Nessuno può farlo al posto nostro. Se anche il Buddha in persona fosse qui con noi non potrebbe fare altro che dirci “praticate!”.

La pratica rende perfetti, praticare ci permette di sapere che cosa c’è nella nostra mente, trasforma ciò che c’è di negativo in positivo e spalanca il nostro cuore a tutti gli esseri, con gentilezza e compassione. Usare qualunque circostanza per trasformare la mente e la vita vale davvero la pena e quando verrà il momento della nostra morte potremo guardarci alle spalle e sapere che abbiamo dato un senso alla nostra esistenza, che non l’abbiamo sprecata, ma usata per il beneficio nostro e per quello degli altri esseri senzienti. Abbiamo fatto del nostro meglio e ora siamo pronti per andare.

Vi prego, col cuore, di ricordate che abbiamo la natura di buddha. Ogni volta che abbiamo un impulso di compassione, di gentilezza, di spontaneo interesse per gli altri, prima che per noi stessi, quella è la nostra natura di buddha che ci sta chiamando, ricordandoci chi siamo davvero. Stiamo solo interpretando un ruolo, a volte con successo a volte no, ma è solo un ruolo. Non è la nostra vera natura.

Jetsunma Tenzin Palmo – Tradotto dal video Mind and its potential

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