La non dualità


Durante l’estate del 1977, Lama Yeshe visitò Madison, Wisconsin, e rimase presso il suo insegnante, Geshe Lhundup Sopa. Durante quel periodo, sei settimane di insegnamenti su “Discriminare tra Realtà Relativa e Realtà Ultima (Dharma-dharmata-vibhanga-karika) di Maitreya.

Il testo radice di Maitreya rappresenta un approccio dinamico e meditativo alla visione profonda della realtà e sottolinea la natura non dualistica di tutta l’esistenza. Nella traduzione che segue, Lama Yeshe spiega alcune idee chiave di questo testo e offre un’introduzione al pensiero non dualistico.

Non vi è alcuno scopo o valore nello studiare questo argomento soltanto come “divertimento” intellettuale. Sarebbe una completa perdita di tempo. La conoscenza contenuta negli insegnamenti di Maitreya è incredibilmente profonda, ma è utile soltanto se affrontata con la giusta motivazione: se non è per sradicare i nostri problemi psicologici, probabilmente faremmo meglio a passare il nostro tempo bevendo della Coca-Cola, almeno potremmo farci passare la sete.

Abbiamo tutti probabilmente sentito un sacco di storie sul tipo di meditazione chiamato “mahamudra”. “Maha” significa grande e “mudra” significa sigillo. Se ho un sigillo governativo, nessuno mi può fermare o importunarmi, sono libero di andare dove voglio. Il sigillo del mahamudra è qualcosa di simile, ma qui stiamo parlando di uno stato della mente che va oltre la nostra ordinaria visione dualistica dell’esistenza. Questo è il grande sigillo che ci libera dalla prigione del samsara. Il Mahamudra stesso è non dualità, è la vera natura assoluta di tutti i fenomeni universali, siano essi interiori o esterni.

Che cosa si intende con il termine “non dualità”? Tutti i fenomeni esistenti, siano essi ritenuti buoni o cattivi, sono per natura al di là della dualità, al di là delle nostre false discriminazioni. Niente che esista lo fa al di fuori della non dualità. In altre parole, ogni energia esistente nasce nella non dualità, funziona nella non dualità e infine scompare nella natura della non dualità. Siamo nati su questa terra, viviamo la nostra vita e moriamo tutti nello spazio della non dualità. Questa è la verità, semplice e naturale, non una qualche filosofia inventata da Maitreya. Stiamo parlando di fatti oggettivi e della natura fondamentale della realtà, né più né meno.

Se vogliamo raggiungere la realizzazione del mahamudra è essenziale sviluppare l’abilità nell’arte della meditazione. Ma per meditare correttamente dobbiamo prima di tutto ascoltare attentamente una perfetta esposizione del soggetto e ottenere una comprensione accurata e precisa dello scopo della meditazione. Se poi la nostra motivazione è quella di mettere in pratica ciò che abbiamo compreso nella nostra meditazione, allora il solo ascoltare gli insegnamenti diventa un’esperienza potente, invece che una sorta di superficiale trip intellettuale.

Capire che la mente dualistica, persa in false discriminazioni, è la fonte delle sofferenze senza inizio e senza fine, per se stessi e per gli altri, significa conquistare una visione veramente preziosa che cambierà profondamente la qualità della nostra vita quotidiana.

La mente dualistica è, per natura, contraddittoria. Instaura un dialogo interiore che turba costantemente la nostra pace. Pensiamo sempre: “Forse questo, forse questo, forse quell’altro, forse qualcos’altro” e così via. Il pensiero dualistico perpetua un perenne conflitto nella nostra mente. Ci provoca agitazione e profonda confusione. Quando comprendiamo che questa confusione non è altro che il risultato di una mente condizionata da una visione dualistica della realtà, possiamo fare qualcosa al riguardo. Fino ad allora, però, sarà impossibile trovare una soluzione perché non avremo correttamente individuato la vera causa del problema. Non basta curare i sintomi. E’ chiaro che dobbiamo eliminare completamente la fonte dei problemi se vogliamo veramente liberarcene.

Man mano che la nostra comprensione e conoscenza del mahamudra si approfondisce, ci renderemo conto che il modo in cui le cose ci appaiono è semplicemente una proiezione della nostra mente. Per esempio, non si tratta di sapere se la città di Madison, nello stato del Wisconsin, esista o meno, ma se il modo in cui percepiamo Madison esiste nella realtà oppure no e dovrebbe essere chiaro che non si tratta dello stesso punto di vista nichilista secondo il quale nulla esiste. Qui stiamo semplicemente cercando la visione corretta della realtà.

Per chiarire ulteriormente questo punto, possiamo indagare le fantasie che proiettiamo quotidianamente sui nostri amici e conoscenti. La nostra mente dualistica sovrappone una maschera attraente oppure repellente sulla loro immagine con il risultato che reazioni di desiderio o di avversione colorano i nostri atteggiamenti e il nostro comportamento verso di loro. Cominciamo a discriminare: “Lui è buono”, o “Lei è cattiva”. Atteggiamenti così rigidi e preconcetti rendono impossibile comunicare anche con i nostri amici più cari nè in modo corretto nè tanto meno con la profonda saggezza di un essere illuminato, di un buddha.

Se investighiamo costantemente il funzionamento interiore della mente, alla fine saremo in grado di interrompere il nostro modo abituale di percepire l’universo e lasciare un po’ di spazio e luce nella nostra coscienza. Col tempo, avremo un’idea di che cosa sia effettivamente la non dualità. A quel punto, dovremo semplicemente meditare senza intellettualizzare e senza un pensiero discorsivo. Con forte determinazione, dovremmo semplicemente lasciare che la mente mediti da sola sulla visione della non dualità, al di là di soggetto/oggetto, bene/male e così via. La visione della non dualità può essere così vivida e potente che ci sembra quasi di poterla toccare. È molto importante immergere con naturalezza la mente in questa nuova esperienza di gioia e luminosità, senza cercare di ottenerla attraverso l’analisi. Dobbiamo renderci conto direttamente che la non dualità è la verità universale della realtà.

Nel dirigere la nostra mente lungo il sentiero del Dharma è meglio non avere fretta. Il sentiero è un processo graduale, da negoziare passo dopo passo. Prima di poter seguire pratiche che portano ad un risultato rapido e profondo ci sono pratiche preparatorie che devono essere fatte. Lama Tsongkhapa, per esempio, si sforzò molto duramente per la realizzazione di shunyata, o vacuità, ma non ebbe successo, nonostante fosse un insegnante rinomato con molti discepoli. Poi Manjushri, l’incarnazione della perfetta saggezza, gli rivelò che doveva fare un ritiro per purificare completamente il suo continuum mentale da tutte le afflizioni mentali grossolane e sottili e dalle loro impronte. Così, Tsongkhapa si ritirò in una grotta, dove fece tre milioni e mezzo di prostrazioni, innumerevoli offerte di mandala e altre pratiche di purificazione preliminare. Quando il suo continuum mentale fu finalmente purificato, la sua comprensione della vacuità cominciò ad approfondirsi. Questa trasformazione proseguì fino al pieno risveglio.

(…)

Vorrei soffermarmi ancora una volta su questo punto. Ogni fenomeno ha due qualità o nature caratteristiche. Una è il suo aspetto relativo – il colore, la forma, la qualità, la consistenza e così via – ed è definito “verità ingannevole” perché sembra esistere indipendentemente da cause e condizioni. A questo livello, discriminiamo soggetto e oggetto, questo e quello, e così via. Anche se tutti i fenomeni, interiori ed esterni, partecipano di questa natura relativa, essi tuttavia sorgono, esistono e cessano senza mai allontanarsi dalla sfera della non dualità. La seconda qualità, o verità, è la natura non dualistica, assoluta e vera delle cose, che coesiste spontaneamente con tutti i fenomeni.

I fenomeni stessi e la natura assoluta dei fenomeni hanno qualità distintive; non sono la cosa in sé. Tutti i fenomeni possiedono contemporaneamente un modo di esistenza relativo, o convenzionale, e una natura assoluta e vera, che non è dualistica. Alcune energie si uniscono e producono un fenomeno relativo. Il suo modo relativo di esistenza è dualistico, e appare in termini di relazione tra soggetto e oggetto; eppure tutte le cose nascono nello spazio della non dualità.

I fenomeni relativi (dharma) sono come bolle. Sono la visione dualistica della mente dualistica. Pertanto, non sono realmente esistenti o reali. La vera natura assoluta (dharmata) non è dualistica. Sebbene i fenomeni relativi e la visione dualistica esistano e funzionino, alla fine non sono veri. Questo è il punto.

Quando diciamo che tutti i fenomeni relativi hanno la natura della non dualità non stiamo dicendo che tutta l’esistenza è vacuità o verità assoluta: l’esistenza relativa non è verità assoluta; i fenomeni relativi non sono fenomeni assoluti. Ma ogni energia esistente, relativa o assoluta, ha la natura caratteristica della non dualità.

Può diventare più chiaro con un esempio. Qual è la popolazione più numerosa, quella che vive negli Stati Uniti, o quella di Madison, Wisconsin? La popolazione degli Stati Uniti comprende la popolazione di Madison, ma gli abitanti di Madison non comprendono l’intera popolazione degli Stati Uniti. La non dualità è come la popolazione degli Stati Uniti, e tutti i fenomeni relativi sono come gli abitanti di Madison. Tutti i fenomeni relativi sono compresi dalla non dualità, perché sorgono nello spazio della non dualità; tutti i fenomeni relativi dimostrano la non dualità.

Per concludere, per comprendere la non dualità dobbiamo comprendere la vacuità. Possiamo quindi dire che la non dualità è vacuità. La verità relativa e la verità assoluta non si pervadono a vicenda, ma entrambe sono pervase dalla non dualità. Se riusciamo a comprendere le caratteristiche distintive e le nature non contraddittorie di questi due livelli di verità, possiamo liberarci anche dalle afflizioni mentali più sottili. Non c’è motivo di studio e di meditazione più importante di questo.

Lama Thubten Yeshe – Tradotto da Non-duality (LamaYeshe.com)

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