Amore, compassione e saggezza


Quando al mattino appena alzati ascoltiamo o leggiamo le notizie, ci aspettano sempre le stesse tremende storie di violenza, di guerre e di disastri. Evidentemente, neppure in epoca moderna il bene più prezioso, la vita, è al sicuro: non riesco a ricordare un singolo notiziario che non riferisse di qualche crimine.
Ormai le cattive notizie e la consapevolezza della paura e della tensione sono così pressanti che ogni essere sensibile e compassionevole comincia a farsi delle domande sul genere di «progresso» raggiunto dal nostro mondo moderno.

Per ironia della sorte, i problemi più gravi si verificano nelle società industrialmente più avanzate, dove livelli di istruzione senza precedenti sembrano avere incrementato soltanto inquietudine e scontento. Non ci sono dubbi sui progressi compiuti in vari settori, soprattutto nella scienza e nella tecnologia, ma l’avanzamento nel campo della conoscenza è in qualche modo insufficiente. I problemi umani di fondo rimangono.
Non siamo riusciti a portare la pace né a ridurre il livello generale di sofferenza. Questa situazione mi porta a concludere che forse c’è qualcosa di profondamente sbagliato nel modo in cui gestiamo la nostra vita e che se non facciamo qualcosa subito potremmo andare incontro a conseguenze disastrose per il futuro dell’umanità.

Scienza e tecnologia hanno dato un enorme contributo allo sviluppo dell’umanità, al nostro benessere materiale e alla comprensione del mondo in cui viviamo. Tuttavia, se diamo troppo peso a questi risultati rischiamo di perdere completamente di vista quegli aspetti della conoscenza umana che contribuiscono allo sviluppo di individui onesti e altruisti. Scienza e tecnologia non possono sostituire i valori spirituali, in gran parte responsabili del vero progresso della civiltà.

Sebbene nessuno possa negare i benefici materiali della vita contemporanea, dobbiamo però ancora affrontare sofferenze, paure e tensioni, forse in misura maggiore rispetto al passato. È quindi assolutamente ragionevole tentare di raggiungere un equilibrio tra sviluppo materiale e sviluppo spirituale. Se vogliamo un cambiamento, dobbiamo recuperare e coltivare i nostri valori interiori. Non lo dico da buddhista o da tibetano, ma semplicemente come essere umano. Per risolvere i problemi globali è indispensabile un’etica universale e ogni singolo individuo ha la responsabilità di dare impulso alle istituzioni perché si mettano al servizio dei bisogni del mondo.

Dei molti problemi che ci troviamo ad affrontare, alcuni sono calamità naturali; altri, invece, sono stati creati da noi e sta a noi risolverli. Tra questi, il conflitto ideologico, politico o religioso che porta gli individui e le nazioni a combattersi a vicenda in nome delle proprie convinzioni, perdendo di vista l’appartenenza fondamentale all’umanità, che dovrebbe tenerci uniti come un’unica famiglia.

Secondo la psicologia buddhista, la maggior parte dei nostri problemi deriva dall’attaccamento a cose che, a torto, riteniamo permanenti. A partire da questa concezione errata, consideriamo l’aggressività e la competizione come atteggiamenti che ci possono favorire nel cercare di ottenere ciò che fantastichiamo e desideriamo. Ma questo è solo uno stimolo alla conflittualità. Sebbene un modo così distorto di pensare appartenga da sempre alla mente umana, la possibilità che oggi vi si faccia ricorso è molto più elevata, poiché possediamo strumenti e tecnologie estremamente sofisticate per accumulare e consumare risorse.

La bramosia e l’aggressività, alimentate dalla nostra ignoranza del modo in cui le cose realmente esistono, diffondono nel mondo una quantità maggiore del loro veleno. Se i problemi vengono risolti in modo umano, finiscono e basta; se invece si tenta un approccio disumano, nuovi problemi andranno ad aggiungersi a quelli che già esistono. L’antidoto umano alle emozioni distruttive sono l’amore e la compassione, ingredienti essenziali della pace mondiale. Siamo animali sociali; le cose che ci fanno stare insieme sono principalmente l’amore e la compassione.

Quando si prova amore e compassione per una persona in difficoltà, i vostri sentimenti sono fondati sull’altruismo. L’amore per il proprio coniuge o per i propri figli, o per un caro amico, si mescola invece all’attaccamento, e quando la situazioni cambia è probabile che la vostra gentilezza scompaia. Il vero amore non si basa sull’attaccamento, ma sull’altruismo che è la risposta più efficace alla sofferenza.

Amore e compassione sono i sentimenti che dobbiamo sforzarci di coltivare in noi, espandendone progressivamente i confini fino ad abbracciare qualsiasi essere vivente. L’amore e la compassione che non discriminano, spontanei e illimitati sono possibili anche nei confronti di qualcuno che ci abbia arrecato danno, di un nemico. Il loro potere è stupefacente.

Il buddhismo ci insegna a considerare tutti gli esseri senzienti come nostre adorate madri e a mostrare loro gratitudine amando tutti gli esseri senzienti. Una delle nostre prime azioni nella vita è stata quella di succhiare il latte dal seno della mamma: quel latte materno costituisce proprio il simbolo dell’amore e della compassione.

Compiendo ricerche sulle scimmie, gli scienziati hanno dimostrato che i piccoli separati dalla madre per un periodo prolungato sono più nervosi e reattivi, incapaci di esprimere affetto nei confronti degli altri, mentre quelli cresciuti accanto alla madre sono più giocosi, e dunque più felici. Secondo il buddhismo si nasce e si rinasce innumerevoli volte, il che rende plausibile che ogni essere senziente sia stato prima o poi un nostro genitore. Ne consegue che tutti gli esseri senzienti condividono legami familiari. Fin dalla nascita dipendiamo dalle cure e dalla gentilezza dei nostri genitori; quando poi dobbiamo affrontare le sofferenze della malattia e della vecchiaia, ancora una volta dipendiamo dalla gentilezza degli altri.

Se nella fase iniziale e finale dell’esistenza dipendiamo dalla gentilezza degli altri, perché non dovremmo agire nei loro confronti con la stessa gentilezza nella parte centrale della nostra vita? È una scelta di buon senso. Sviluppare un cuore gentile, un sentimento di vicinanza verso tutti gli esseri, non implica che si debba seguire necessariamente una pratica religiosa. Sviluppare questo atteggiamento non riguarda soltanto coloro che credono in una religione. Riguarda tutti, indipendentemente da razza, fede o appartenenza politica. Riguarda tutti coloro che si considerano in primo luogo membri della famiglia umana e che sono in grado di abbracciare questa prospettiva più ampia e più estesa nel tempo.

I valori fondamentali dell’amore e della compassione sono presenti in noi fin dalla nascita, mentre i punti di vista legati a razza, etnia, politica e credo entrano in gioco più tardi. Il fatto che la violenza non appartenga alla natura umana fondamentale dovrebbe indurci a chiederci perché violenze di ogni tipo balzano quotidianamente agli onori della cronaca, mentre le azioni compassionevoli raramente lo fanno. Ciò deriva dal fatto che la violenza è sconvolgente e non conforme alla natura umana fondamentale, mentre al contrario le azioni compassionevoli, che diamo per scontate, sono più vicine alla nostra autentica natura.

Poiché ognuno di noi desidera la felicità ed evitare la sofferenza, e poiché il singolo individuo è relativamente poco importante rispetto al numero illimitato di tutti gli altri, possiamo renderci conto che vale la pena condividere con gli altri ciò che possediamo. La felicità che otteniamo amando e mettendoci al servizio del prossimo è di gran lunga superiore a quella che otteniamo occupandoci egoisticamente soltanto noi stessi. Viviamo in un flusso costante, che genera molte situazioni difficili. Ma se le affrontiamo con una mente calma e limpida, sostenuta dalla pratica spirituale, possiamo risolverle tutte e in modo definitivo. Quando, invece, la mente è offuscata dall’odio, dall’egoismo, dalla gelosia e dalla rabbia, perdiamo non soltanto il controllo, ma anche la capacità di giudizio. In questi momenti di follia può accadere di tutto, compresa la guerra.

La pratica della compassione e della saggezza, di per sé indispensabili a ognuno di noi, sono assolutamente fondamentali per coloro che hanno la responsabilità di governare poiché il potere e l’opportunità di creare un modello di pace mondiale è nelle loro mani.

Sua Santità il XIV Dalai Lama – Tratto da Conosci te stesso

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