La mente dualistica


Cosa si intende con il termine “non dualità”? Tutti i fenomeni esistenti, siano essi ritenuti buoni o cattivi, sono per natura al di là della dualità, al di là delle nostre false discriminazioni. Niente che esista lo fa al di fuori della non dualità. In altre parole, ogni energia esistente nasce nella non-dualità, funziona nella non-dualità e infine scompare nella natura della non-dualità. Tutti siamo nati su questa terra, viviamo la nostra vita e moriamo nello spazio della non dualità. Questa è una verità semplice e naturale, non una filosofia astratta proposta da Maitreya Buddha. Stiamo parlando di fatti oggettivi e della natura fondamentale della realtà, né più né meno.

Capire che la mente dualistica, persa in false discriminazioni, è fonte di sofferenze senza inizio e senza fine per se stessi e per gli altri significa avere una visione veramente preziosa, che cambierà profondamente la qualità della nostra vita quotidiana.

La mente dualistica è, per natura, contraddittoria. Instaura un dialogo interiore che turba continuamente la nostra pace. Pensiamo sempre: “Forse questo, forse questo, forse quell’altro, forse qualcos’altro ancora” e così via. Il pensiero dualistico perpetua un conflitto nella nostra mente. Ci provoca agitazione e profonda confusione. Quando sappiamo che questa confusione è il risultato di una mente condizionata dalla visione dualistica della realtà, possiamo fare qualcosa al riguardo, ma fino ad allora sarà impossibile per noi affrontare il problema perché non ne avremo individuato la vera causa. Non basta curare i sintomi. E’ chiaro che dobbiamo eliminare completamente la fonte dei problemi se vogliamo liberarcene definitivamente.

Man mano che la nostra comprensione e conoscenza si approfondiscono, ci renderemo conto che il modo in cui le cose ci appaiono è semplicemente una proiezione della nostra mente. Per esempio, non si tratta di sapere se la città di Madison, nel Wisconsin, esiste o meno, ma se il modo in cui percepiamo Madison esiste nella realtà oppure no. Dovrebbe essere chiaro che non è la stessa cosa che affermare, come fanno i nichilisti, che non esiste nulla. Stiamo semplicemente cercando la visione corretta della realtà.

Per chiarire ulteriormente questo punto possiamo indagare le fantasie che proiettiamo sui nostri amici e sulle persone con cui viviamo o che incontriamo ogni giorno. La nostra mente dualistica sovrappone una maschera attraente o repellente all’immagine di tutti quelli che incontriamo, con il risultato che nascono reazioni di desiderio e avversione che colorano i nostri atteggiamenti e il nostro comportamento verso di loro. Cominciamo a discriminare: “Lui è buono”, o “Lei è cattiva”. Atteggiamenti così rigidi e preconcetti rendono impossibile comunicare correttamente anche con i nostri amici più cari.


Se investighiamo costantemente il funzionamento interiore della mente, alla fine saremo in grado di interrompere il nostro modo abituale di percepire l’universo e lasciare un po’ di spazio e luce nella nostra coscienza. Col tempo avremo un’idea di cosa sia effettivamente la non dualità. A quel punto dovremmo semplicemente meditare senza intellettualizzare e senza un pensiero discorsivo. Dovremmo semplicemente lasciare che la mente mediti da sola sulla visione della non dualità, al di là di soggetto/oggetto, buono/male e così via. La visione della non dualità può essere così vivida e potente che ci sembrerà quasi di poterla toccare. È molto importante familiarizzare la mente con questa nuova esperienza di gioia e luminosità, senza cercarla attraverso l’analisi. Dobbiamo renderci conto direttamente che la non-dualità è la verità universale della realtà.

Nel dirigere la nostra mente lungo il sentiero del Dharma è meglio non avere fretta, ma procedere in modo graduale, passo dopo passo. Prima di poter seguire quelle pratiche che portano a un risultato rapido e profondo, ve ne sono altre preparatorie che devono essere fatte. Lama Tsongkhapa, per esempio, si impegnò molto duramente per realizzare shunyata, o vacuità, ma non ebbe successo, nonostante fosse un insegnante rinomato con molti discepoli. Alla fine Manjushri, l’incarnazione della perfetta saggezza, gli rivelò che doveva fare un ritiro per purificare completamente il suo continuum mentale da tutte le oscurazioni grossolane e sottili e dalle loro impronte. Tsongkhapa si ritirò allora in una grotta, dove fece tre milioni e mezzo di prostrazioni, innumerevoli offerte di mandala e altre pratiche di purificazione preliminare. Quando il suo continuum mentale finalmente fu purificato, la sua comprensione della vacuità cominciò ad emergere. E questa trasformazione continuò fino a quando raggiunse il pieno risveglio.

Lama Thubten Yeshe – Tratto e tradotto da Non-Duality

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