Compassione e tolleranza


Ci sono diversi livelli di felicità. La felicità fisica è collegata spesso agli oggetti materiali, mentre la felicità mentale scaturisce dallo sviluppo interiore o spirituale. Dal momento che il senso del sé, l’«io», ha un duplice aspetto – fisico e mentale – dobbiamo prenderli in considerazione entrambi. Equilibrarli è essenziale per il bene della società umana. I progetti per lo sviluppo del mondo scaturiscono dall’impulso elementare di ottenere la felicità e liberarsi dalla sofferenza. Ma proprio come ci serve una prospettiva a lungo raggio per proteggere l’ambiente esterno, così abbiamo bisogno di una strategia interiore che si protenda lontano nel futuro. È un nobile compito cercare di trovare soluzioni esterne, ma non possono essere attuate con successo finché la nostra mente è governata dalla rabbia e dall’odio. Se viviamo nella società, dobbiamo condividere le sofferenze dei nostri concittadini e praticare nei confronti dei nemici la stessa compassione e tolleranza che riserviamo alle persone che amiamo.

Dobbiamo essere d’esempio con le nostre azioni, perché le parole da sole non bastano a convincere gli altri della bontà dei nostri valori. Dobbiamo vivere secondo gli stessi elevati principi di integrità e sacrificio che cerchiamo di comunicare agli altri. Per farlo serve forza morale. Lo scopo finale dei valori della compassione è servire e beneficare il mondo. Ecco perché è tanto importante porci sempre come obiettivo la felicità e la pace di tutti gli esseri. Per raggiungerlo, abbiamo bisogno di una pratica capace di trasformare l’individuo. Nel corso della nostra vita ci troviamo ad affrontare avvenimenti spiacevoli, uno dietro l’altro, giorno dopo giorno. Se ci limitiamo a reagire, generiamo emozioni controproducenti, in particolar modo bramosia, odio e confusione, che in futuro saranno causa di sofferenze anche maggiori. Chi rifiuta la pratica della trasformazione non considera problematici l’odio e la bramosia; anziché ritenere tali emozioni distruttive un veleno, lascia che prendano il sopravvento. Al contrario, chi sceglie la pratica della trasformazione considera la bramosia e l’odio emozioni da evitare ed è, in linea di massima, più pacifico e felice.

Contesto l’opinione comune secondo cui l’etica non può trovare spazio nella politica e le persone che hanno un orientamento spirituale dovrebbero tenersi in disparte dagli affari mondani. Questo modo di vedere non fornisce una prospettiva corretta del rapporto dell’individuo con la società e del ruolo dei valori della compassione nella nostra vita. Spesso sono le religioni stesse a invocare la rinuncia agli attaccamenti mondani, ma questo non significa che tu non possa più essere agente di un cambiamento positivo. Nel 1954 mi recai a Pechino per incontrare Mao Zedong. Nel 1955, durante il nostro ultimo colloquio, mi disse: «La religione è un veleno per due motivi. Il primo è che nuoce allo sviluppo della nazione. Il secondo è che fa diminuire la popolazione». Pensava che se molte persone si fossero dedicate alla vita monastica, il numero delle nascite sarebbe diminuito. Col senno di poi, oggi potremmo dire che un maggior numero di monaci sarebbe stato proprio ciò di cui la Cina avrebbe avuto bisogno per ridurre la sovrappopolazione! Semplicemente, Mao non comprendeva il vero significato della religione. Non sapeva che l’essenza della religione è prendersi cura e occuparsi degli altri. Per un uomo politico un comportamento etico è essenziale quanto lo è per il seguace di una religione.

Quando politici e governanti dimenticano i principi morali, le conseguenze sono pericolose. Che si creda in Dio o nel karma (il potere delle azioni e i loro effetti), saldi valori etici sono il fondamento della società e devono diventare il sostegno della nostra vita quotidiana. E tuttavia, le buone intenzioni dichiarate dalle varie religioni e filosofie non bastano; dobbiamo metterle in pratica giorno per giorno nelle nostre interazioni sociali. Allora comprenderemo fino in fondo il valore di quegli insegnamenti. Quando si genera dentro di te un’autentica aspirazione ad accrescere la felicità altrui, diventi più umano. Lo scopo finale della pratica della trasformazione della mente è aiutare gli altri. Se vogliamo raggiungere questo obiettivo, dobbiamo rimanere dentro la società e contribuire secondo le nostre capacità. Mentre ti sviluppi interiormente, puoi dare un maggior contributo al mondo esterno. Contrastare la distruttività Noi tutti vogliamo la felicità e non vogliamo la sofferenza, e dal momento che il dolore che cerchiamo di evitare deriva da atteggiamenti mentali distorti, dobbiamo capire se esistono forze capaci di opporsi alle emozioni distruttive. Se, per esempio, è la rabbia a causare sofferenza, dobbiamo trovarne l’antidoto. L’antidoto alla rabbia è la compassione. Sia la rabbia sia la compassione sono atteggiamenti, ma considerano lo stesso oggetto in modo diverso. I loro punti di vista sono diametralmente opposti.

Sua Santità il XIV Dalai Lama – Tratto da L’arte della pace interiore: piccola guida per stare bene con se stessi e con gli altri (Mondadori).

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